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Il nostro Presidente Angelo Moretti ha partecipato martedì 24 gennaio al seminario “Giovani e sostenibilità: verso un nuovo modello di sviluppo”, organizzato nell’ambito del progetto Discuss, con un intervento dal titolo “Fino a quando si è giovani? Riflessioni sul rapporto tra lavoro e questione giovanile ai tempi del NEET”.
🔎 Innanzitutto chi sono i NEET?
Sono la fascia di popolazione tra i 15 e i 29 anni né occupata e né inserita in un percorso di istruzione o formazione. In Italia i NEET sono 2,4 milioni di ragazzi, il 47% tra 25 e 29 anni, non si evidenzia un divario di genere, il 49% ha il diploma scuola superiore, l’11% possiedono una laurea.
🏠 I NEET dove abitano? Il maggior numero si trova al sud, Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna.
La dispersione scolastica è un fattore predittivo dei neet, anche se non sempre, ma si tratta comunque di un tema importante perché dal punto di vista dell’offerta, qualcosa non funziona.
Se circa 86.000 ragazzi abbandonano la scuola superiore vuol dire che l’offerta non è abbastanza attraente, come nel caso dell’adolescente che, seduto a tavola con i familiari, decide di non mangiare perché non trova pietanze di suo gradimento.
Una delle risposte a queste problematiche è fornita da Piergiuseppe Ellerani, pedagogista, il quale parte dalla considerazione che l’orientamento al lavoro viene spesso utilizzato come risposta per contrastare il fenomeno dei NEET, dato che ha l’obiettivo di orientare l’offerta scolastica a ciò che chiede il mercato del lavoro. Secondo la sua visione il punto non è l’orientamento al lavoro, ma l’educazione alla scelta, un approccio pedagogico che consente all’individuo di costruire la propria identità professionale.
Oggi necessitiamo di un “fare” ed “essere” impresa che sappia rispondere ai bisogni profondi degli esseri umani, bisogna passare dall’Industry 4.0 alla Capability Society, società capacitante, che Stefano Zamagni annota come una società che scioglie dai “viluppi” che inibiscono la libertà di agire e dunque di migliorare.
Bisogna tornare a creare lavori ed economie nei e attraverso i quali la produzione di beni e servizi sia strumentale – e non fine- a quell’human flourishing aristotelica: il CAPABILITY APPROACH.
Una possibile conclusione è arrivare ad un nuovo paradigma capacitante nell’educazione e nella formazione.
Ogni persona deve essere un fine e posta nelle condizioni di essere e di fare affinché, liberamente, scelga, da un insieme di opportunità promosse dalla società, quanto meglio esprima la propria libertà di agire e di costruire il proprio progetto esistenziale nello scenario ecosistemico.
📽️ Guarda tutto l’intervento qui ⤵

Il progetto DISCUSS – Dialogo SoCiale in UE per lo Sviluppo Sostenibile, ha l’obiettivo di formare le competenze di circa 1500 delegati/operatori sindacali, delle tre confederazioni CGIL, CISL, UIL, sulle tematiche e sugli ambiti di azione connessi al dialogo sociale