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di Gabriella Debora Giorgione – 

Il giorno dopo la festa dei venti anni del Centro “È più bello insieme” è un po’ più rilassata. In questo pomeriggio caldissimo di agosto, Giusy Togna, Responsabile del Centro, parla sottovoce: la piccola Evelin, sua figlia, riposa e quindi riusciamo ad avere un angolo di tempo per fare questa chiacchierata.

La vita di Giusy “è” la vita di “È più bello insieme” e del Rione Ferrovia di Benevento, dove Giusy passa tutta la sua infanzia e tutta la sua adolescenza, nonostante abitasse a Piazza Santamaria.

“La Stazione”, come viene chiamato qui, è il quartiere dei suoi genitori e dei suoi nonni che avevano un “tabacchino” proprio di fronte all’ingresso della Stazione centrale.

Papà Arnaldo lavora in banca, mamma Olga alle Poste. Giusy nasce nel 1987 ed è “la piccolina” di casa: prima di lei ci sono le sue due sorelle, Clelia e Giovanna, e suo fratello Mino.

La vita di Giusy è segnata dalla instancabile attività sociale di mamma Olga, catechista alla Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli e volontaria in Caritas Benevento.

Giusy frequenta, così, l’Asilo delle Suore del Preziosissimo Sangue, il “San Pio X” in via San Giovanni di Dio, esattamente dove ora ha sede il Centro “È più bello insieme”. Il “segno” di un destino circolare che porteranno lei e il Centro a trovare proprio lì la loro “casa” molti anni dopo, nel 2020.

Le scuole elementari alla “Grimoaldo re”, le medie alla “Giuseppe Moscati”, l’Azione Cattolica a Santa Maria di Costantinopoli: tutto sempre “alla Stazione”, anzi “al viale della Stazione”.

Ferrovia è un quartiere popoloso, che abbraccia socialità diverse e che vive fieramente una condizione di “piccola Benevento autonoma” al di qua del ponte sul fiume Calore: l’Ospedale, le Scuole, la Stazione centrale che è porta di ingresso alla città, una Parrocchia grande, il capolinea degli autobus urbani, il lungo e spazioso viale alberato con le panchine che è il vero collante sociale del quartiere perché almeno una volta nella vita «ce vedimm ‘ngopp ‘o viale» lo abbiamo detto tutti, indicando il “luogo” di appartenenza e di incontro dove noi “della Stazione” potevamo passeggiare sereni e sicuri perché qui “ci conosciamo tutti, siamo un’unica famiglia”.

È “sul viale” che Giusy vive le sue amicizie dell’adolescenza con il suo gruppo di amiche e di amici tra i quali l’indimenticabile Rossella Catillo, che tutti chiamiamo solo Rossella perché altre Rossella nei cuori della “Stazione” non ce ne sono. E tra gli amici c’era anche Giuseppe Zeoli: «L’amore della mia vita dai tempi della scuola», racconta Giusy.

Per il Liceo linguistico, però, Giusy deve “trasferirsi” al viale Mellusi, scavalcando il ponte Vanvitelli verso la parte alta della città: «Lo studio delle lingue mi affascinava, però sentivo dentro di me anche una forte propensione alle politiche sociali, avevo sempre uno sguardo verso i deboli, gli emarginati. D’altra parte ero cresciuta a pane e De André e respirando l’humus dell’attività di volontariato di mamma», ammette e ricorda che «Facevo sempre ricerche in internet sulla storia dei popoli, delle migrazioni, delle minoranze etniche. E mi interessava capire come si accedeva a fondi per i progetti che sostenessero i deboli, Ad un certo punto, dentro di me capii che forse avrei dovuto scegliere l’indirizzo di scienze sociali del Liceo».

E così all’Università Giusy non ha dubbi: Perugia, Facoltà di “Politiche sociali”. La Triennale con una tesi sul maternage delle donne africane, la Specialistica sulla programmazione delle politiche sociali e sul testamento biologico.

E non ha dubbi neanche sul post lauream: Giusy fa il suo viaggio-premio di laurea in Irlanda e decide di rientrare per sempre a Benevento, nonostante a Perugia per lei già si fossero aperte strade lavorative durante il periodo del suo tirocinio.

Giusy prova a costruire il suo futuro qui partendo dalla domanda per Garanzia Giovani. In Caritas Benevento passa il colloquio con Gabriella Greco – all’epoca Responsabile del Centro “È più bello insieme” – ma passa anche un anno a fare la volontaria proprio al Centro: «Andavo tutti i giorni, affiancavo le operatrici, era tutto “naturale”, mi sentivo bene, ero proprio felice», dice Giusy.

Poi un giorno, durante una riunione di équipe, Gabriella Greco annuncia di volere al proprio fianco una Vice e indica Giusy chiedendo a tutto lo staff di esprimersi: «Fu un momento molto bello – dice Giusy – perché tutti approvarono la mia nomina, mi sentii piena di responsabilità, ma anche molto ben voluta».

Nel 2017, Gabriella Greco lascia la guida di “È più bello insieme” a Giusy: «Fu un momento di lavoro durissimo – racconta – le famiglie avevano un legame molto forte con Gabriella ed io ho dovuto lavorare tantissimo soprattutto per costruire una relazione di fiducia con loro nel portare il mio metodo e la mia impostazione di lavoro. Ogni cambiamento è una piccola rivoluzione, ma adesso siamo una comunità molto unita e coesa».

Sicuramente la coesione arriva nel 2018, non appena i primi forti attacchi al Centro cominciano a manifestarsi da parte del Comune di Benevento che – apparve subito chiaro a tutti – intendeva mettere fine, dopo 17 anni, all’unico luogo di servizio e di accoglienza delle disabilità a Benevento.

«Non abbiamo mai avuto paura – Giusy è diretta – eravamo troppo forti e troppo uniti. Non abbiamo avuto lo stipendio per mesi, ma non abbiamo mai pensato di sospendere neanche per un giorno le attività del Centro: siamo andati ovunque ci ospitassero e abbiamo continuato, ogni giorno, in qualunque condizione e stringendoci forte, a garantire alle persone del Centro uno spazio quotidiano in cui ritrovarsi e ritrovarci come comunità. Certo, senza “Sale della Terra” noi a quest’ora non esistevamo più, non ce l’avremmo mai fatta».

Penso in silenzio che anche “Sale della Terra” senza il Centro “È più bello insieme” oggi avrebbe perso il suo pilastro fondativo, perché questa non è la storia di una singola Cooperativa o di un Ente-Consorzio: è la storia di una città e delle sue politiche sociali, è la storia di una città e di come guarda alle disabilità e alle fragilità, è la storia di una città che ha lottato per difendere i diritti dei deboli, è la storia di una città che ce l’ha fatta “nonostante” chi la governasse.