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Con una nota diffusa nella notte tra il 29 e il 30 dicembre, la Protezione civile avvisa i Comuni della prosecuzione dei progetti. L’ordinanza collegata parla di tre mesi, la nota di tutto il 2024 ma precisa che si dovrà attendere un «provvedimento di rango primario»

di Gabriella Debora Giorgione su VITA NO PROFIT

Nel testo della legge finanziaria 2024 o in quello del connesso decreto “Milleproroghe” si aspettava una disposizione chiara in merito alla “prosecuzione dell’accoglienza diffusa di profughi provenienti dall’Ucraina nei progetti comunali Sai”.
Alle 16.25 del 29 dicembre, è invece il capo del dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, a firmare un’ordinanza con la quale dispone, in un unico articolo rubricato “Prosecuzione dell’accoglienza nei Sai”, che è «autorizzata, per tre mesi, la prosecuzione dell’assistenza, nel limite massimo di 2.168 posti, nel Sistema di accoglienza e integrazione-Sai […]. Agli oneri, nel limite massimo 8,2milioni di euro, si provvede nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente sul Fondo emergenze nazionali-Fen […] per la gestione del contesto emergenziale di cui in premessa».
Ma nella nota, firmata un minuto dopo, con la quale l’ordinanza viene trasmessa al ministro dell’Interno, al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, al presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani-Anci e alla commissione di Protezione civile, Curcio precisa che il provvedimento è stato adottato «su specifica richiesta del competente Ministero interno, in raccordo con i Comuni interessati, al fine di garantire la prosecuzione, senza soluzione di continuità, dell’accoglienza nel sistema Sai ai 2.168 profughi provenienti dall’Ucraina attualmente in regime di accoglienza per un periodo di tre mesi», «nelle more dell’adozione di un apposito provvedimento di rango primario che dovrà intervenire per l’ulteriore proroga dei progetti in essere fino alla fine dell’anno 2024».

Il momento dell’accoglienza di una famiglia ucraina nel Comune di San Salvatore di Fitalia (Me)

Lo scorso 18 dicembre il governo italiano aveva provveduto a decretare la prosecuzione dei progetti “ordinari” di accoglienza diffusa in scadenza al 31 dicembre, lasciando però senza alcuna risposta i Comuni titolari di progetti cosiddetti della “emergenza” che il decreto-legge 2 marzo 2023, n. 16, aveva prorogato fino alla fine del 2023 (ne avevamo parlato qui).
Dunque, adesso sembra che la partita sia stata chiusa, nell’ultima ora dell’ultimo giorno ma con atti d’urgenza che necessitano ancora di «provvedimenti di rango primario» per essere definitivi.
Eppure, che lo “stato di emergenza Ucraina” non fosse superato era noto da tempo a tutti: il 27 settembre 2023, infatti, «per dare certezza a oltre 4 milioni di rifugiati ucraini che vivono attualmente nell’Ue»i ministri dell’unione hanno raggiunto un accordo politico sulla proroga della protezione temporanea per gli sfollati ucraini fino al 4 marzo 2025La decisione è stata adottata formalmente il 19 ottobre 2023. La protezione temporanea è un meccanismo Ue di emergenza che, dal 2001, viene attivato in circostanze eccezionali di afflusso massiccio per fornire protezione collettiva agli sfollati e ridurre la pressione sui sistemi nazionali di asilo dei paesi Ue. Dopo l’invasione russa, la direttiva era stata adottata dall’Ue il 4 marzo 2022.

Il 15 dicembre 2023 il parlamento italiano approva la legge n. 191 (conversione del decreto legge 18 ottobre 2023 , n. 145, ndr) con la quale lo “stato di emergenza ucraina” è ulteriormente prorogato al 4 marzo 2024.
Si arriva al 30 dicembre 2023 e finalmente nella legge finanziaria 2024 si legge che il governo ha disposto una «autorizzazione alla spesa di 274 milioni di euro per l’anno 2024 per il proseguimento delle attività connesse allo stato di emergenza, relativo all’esigenza di assicurare soccorso e assistenza, nel territorio nazionale, alla popolazione ucraina in conseguenza della grave crisi internazionale in atto».
Nessun decreto ministeriale di ripartizione delle risorse per ciascun Comune, nessuna indicazione su quali procedure adottare anche in relazione ad eventuali affidamenti: da oggi, insomma, sindaci e segretari comunali, insieme a dirigenti e funzionari comunali sono al lavoro per assumersi la responsabilità di garantire “senza soluzione di continuità” ma anche senza indicazioni molto chiare un servizio di accoglienza che tutti sapevano che era prorogato e che necessitava soltanto di un governo con idee chiare sulle politiche attuative del sistema di accoglienza. Aspetteremo il «provvedimento di rango primario» che non è stato possibile avere fino ad oggi e capiremo.

le foto si riferiscono al progetto Sai del Comune di San Salvatore Fitalia che le ha gentilmente concesse a VITA. Nella foto copertina, la festa del Sai alla notizia della prosecuzione