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Come legare l’agricoltura sociale e i budget di salute all’interno di un modello di innovazione sociale?

Questo il tema trattato dal convegno organizzato da INAPP a Roma lo scorso 7 febbraio, aperto dai messaggi trasmessi da Alessandra Locatelli, Ministro per la disabilità, e da Maria Teresa Bellucci, Viceministro Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e dall’intervento di Lucia Nobile, direzione generale della programmazione sanitaria Ministero della Salute.

Il convegno ha visto la partecipazione del Presidente Angelo Moretti, insieme a dirigenti di enti pubblici, rappresentanti politici, professori universitari ed esperti del settore socio-sanitario, tra i quali anche Angelo Righetti, Psichiatra e Presidente del Comitato Etico della nostra Rete

«Sale della Terra è una rete di imprese sociali e cooperative sociali che si occupa di una forma di agricoltura che ci piace definire come “coesiva”, agricoltura della coesione sociale – le parole del Presidente Angelo Moretti – Perché abbiamo deciso di non chiamarla sociale? Se dobbiamo proporre nuovi modelli di sviluppo nelle aree interne, da cui proveniamo e che rappresentano la gran parte dell’Italia (e dell’Europa), non possiamo ridurre l’agricoltura a quella forma di agricoltura sociale “dei laboratori”, per cui la persona in fascia di fragilità – una persona con disabilità, in misura alternativa alla detenzione, un migrante – viene messa in una sorta di nicchia, separata dall’agricoltura “reale”, produttiva, separando agio e disagio, la produzione “buona” da quella “cattiva”.

In un’area interna come la nostra, quella del beneventano – ma siamo presenti anche in Salento, in Sicilia, in Calabria e non solo – agendo in questo modo rischiamo di alimentare un sistema che non funziona.

La nostra idea è che le imprese sociale insieme a quelle agricole organizzino modelli di agricoltura in grado di creare coesione, superando la dicotomia tra terzo settore e imprenditore agricolo, creando le reti. 

Una rete tra una cantina produttiva e le imprese sociali significa lavorare insieme affinché il risultato sia che le persone che vivono i budget di salute, e quindi che vivono un investimento socio-sanitario sulla persona, riescano a modificare il modello produttivo. Paradossalmente sono proprio le persone che hanno, ad esempio, una sofferenza psichiatrica o una sofferenza socio-sanitaria di altra natura, che possono modificare il modello produttivo del vino, del grano, etc perché l’inclusione delle persone su cui noi facciamo investimenti non avrebbe senso in un ambiente, in un modello produttivo che crea esclusione sociale, dando un contentino alle persone fragili affinché “lavoricchino”.

Il modello che stiamo cercando di portare avanti è quello di creare reti tra agricoltura, terzo settore, ASL e comune per dire che l’investimento pubblico non serve a cambiare la persona. Il welfare separatista delle strutture per ogni fascia di fragilità a cui siamo abituati non funziona: se vogliamo abitare un’area interna dove la dimensione rurale è quella principale, allora il welfare rurale e i budget di salute sono investimenti da fare affinché le persone fragili che entrano nell’azienda e ci lavorano cambino prima l’azienda stessa e, di conseguenza, il modello di produzione.

La nostra idea è questa: le ASL investono sui progetti personalizzati, Sale della Terra crea i modelli di rete per produrre vino, pasta, legumi, salsa e poi ci deve essere un modello produttivo che cambia. La parte finale della filiera, cioè il lavoro, deve essere la parte iniziale.

Faccio un esempio: in molti carceri campane la frutta e verdura che arriva è il risultato di gare a ribasso, che comporta il favorire aziende che sfruttano i lavoratori. Se non ipotizziamo all’origine che l’agricoltura di stato, ovvero delle mense degli ospedali, carceri e scuole, non sia già correlata a tutto il sistema dei budget di salute, allora rischiamo un flop, cioè che facciamo una grande operazione di investimento socio-sanitario sull’agricoltura, che diventa coesiva, ma con gli stessi fondi pubblici ci andiamo ad approvvigionare da chi con l’agricoltura crea esclusione e separazioni».

Clicca qui per ascoltare l’intervento integrale (a partire dal min 01:10:10) e per ascoltare gli interventi degli altri relatori ⤵️