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Nella catena di locali, per ora aperti a Benevento, Milano e Lecce, lavorano, tra gli altri, dieci soggetti fragili: persone con disabilità psichica e migranti. Siamo andati a conoscere la vicino l’esperienza lombarda. «Ma non è solo cibo», racconta Luciana Peschiera, direttrice Alimenta Café Milano, «noi non vendiamo solo un prodotto o un servizio. Ma raccontiamo una storia.

Sono da poco passate le sette del mattino. Shu serve il primo caffè della giornata, questo lavoro gli piace. Va d’accordo con i sui colleghi. Soprattutto va d’accordo con Luca, che gli sta insegnando tutti i segreti del mestiere: come funziona la macchina del caffè, come far partire la lavastoviglie, come servire un calice di vino e lavorare al banco.
Siamo a Milano, in via Tiziano 13, zona Buonarroti, quartiere centrale e trafficato della città. Qui lo scorso settembre ha aperto “Alimenta Café”, ma non fatevi confondere dal nome. Alimenta non è solo un bar, Alimenta è un nodo, un nodo di un movimento di coesione sociale che sta attraversando l’Italia.
Shu ha 30 anni e questo lavoro per lui è così importante perché da un lato, e come tutti, ha bisogno di uno stipendio, ma dall’altro può finalmente dimostrare che non è la sua disabilità psichica — o la fragilità in generale —che lo definisce come persona.

Alimenta Café, dove è anche possibile acquistare i prodotti che nascono dell’agricoltura coesiva, è stato pensato come un locale diurno dedicato alla colazione, a un pranzo leggero o a un aperitivo. «Ma non è solo cibo», racconta Luciana Peschiera, direttrice Alimenta Café Milano, «noi non vendiamo solo un prodotto o un servizio. Ma raccontiamo una storia. Ad oggi siamo quattro dipendenti e speriamo di allargarci. Ci stiamo facendo conoscere dal quartiere. E tutti stanno apprezzando i nostri caffè, vini, dolci. I nostri prodotti hanno un valore aggiunto: e il valore sta nelle persone che li realizzano e di chi li serve, come Shu».
Ma chi li realizza? Facciamo un passo indietro. Alimenta Café è uno dei nodi della Rete di Economia Civile Sale della Terra, un Consorzio di Cooperative Sociali, formata da strutture ricettive e ristorative — pasticceria, alberghi diffusi, bistrot — in diverse città italiane, e una rete di Fattorie e Orti sociali dove lavorano persone destinatarie di percorsi di riabilitazione sociale e lavorativa, persone in progetti terapeutici riabilitativi individualizzati con budget di salute, persone con disabilità, e ancora in misure alternative alla detenzione o con fragilità sociale ed economica, migranti usciti dal circuito del Sistema Accoglienza e Integrazione-Sai.

 

I prodotti venduti e serviti ai tavoli arrivano dalla rete di fattorie e orti sociali aperte nelle “Terre del Welcome”, terre da salvare dall’abbandono e dallo spopolamento in cui il consorzio Sale della Terra concentra la sua attività. Ma il valore di questi prodotti, dal vino alle passate di pomodoro, dalla pasta ai dolci, dall’olio evo ai legumi, non venivano pienamente compresi dalla grande distribuzione. E quindi serviva una vetrina nuova per raccontarli meglio. Il Café di Milano nasce da un primo esperimento riuscito, quello di “Alimenta Bistrot” a Benevento, un wine bar e ristorante del consorzio, inaugurato a giugno del 2019, nato all’ombra dell’Arco di Traiano, nel centro della città. Il nome Alimenta prende spunto proprio dagli istituti alimentari creati dall’imperatore, uno dei primi provvedimenti di welfare rurale a favore dell’infanzia indigente che risale al II secolo d. C. Qui sono assunte 10 persone, sei in condizione di fragilità. E lo scorso novembre, anche a Lecce ha aperto un Alimenta Bistrot, con otto assunti di cui tre in condizione di fragilità, e il prossimo nascerà a Torino: «Tutti i prodotti», dice Angelo Moretti, presidente del Consorzio Sale della Terra, «devono essere buoni e giusti, nel segno della condivisione prima che del consumo e rispettoso della filosofia del welcome social food, per la quale il cibo è inteso non come merce, ma come valore di scambio culturale per costruire un legame tra le persone, tra le persone e i territori abitati dalle persone e tra diversi territori. Scegliere i piatti elencati in un menu, conoscerne le materie prime e i sistemi produttivi, deve essere gesto politico prima ancora che gesto di consumo». Alimenta nasce anche per invertire la rotta: «Il sociale», chiosa Moretti, «deve diventare il mercato normale. Prendiamo ad esempio l’agricoltura sociale, ma che significa “sociale?”. Che pochi ettari di terra sono coltivati in un certo modo etico e il resto è sfruttamento? Va marchiato ciò che non è sociale, e non viceversa come avviene oggi».

Il nostro Social Factor
«L’incontro, il confronto, il mix di culture e persone diverse – dai migranti alle persone con disabilità – è la chiave di volta per dare un prodotto di qualità al mercato ma allo stesso tempo un prodotto con un inestimabile valore sociale», spiega Luciana Peschiera (1), direttrice Alimenta Café Milano. «Si è scelto di aprire anche a Milano per dare forza ai nostri percorsi di riscatto, stringendo alleanze con una città che è da sempre simbolo di accoglienza, di intraprendenza e di generosità».
«Il vero Social Factor», aggiunge Angelo Moretti (2), presidente del Consorzio Sale della Terra, «è che qui il welfare c’è ma non si vede. I clienti stanno bene da Alimenta ma non sentono di essere dentro un’opera di welfare. Non esiste il marketing “aiutiamo i fragili” il nostro slogan è “produrre coesione sociale”. E la coesione sociale non è solo per i fragili, me per tutti».
Info: Alimenta Café, Via Tiziano 13 (angolo via Veronese) Milano – telefono 02 3669 2944 – https://alimentacafe.it


 

Questa esperienza può esser invece approfondita scaricando, gratuitamente, il libretto Food Social Club che contiene altre nove storie di cibo, ristorazione e agricoltura che cambiano la realtà.

Le foto e il video sono di Diletta Grella