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Ieri La festa dei popoli a Sant’Angelo dei Lombardi è stata una bella occasione di riflessione su come la migrazione possa essere un arricchimento per le piccole comunità locali, come raccontato dal sindaco, ma ha gettato anche luce su come la politica e le istituzioni ancora gestiscono il fenomeno dell’immigrazione, ovvero con un approccio emergenziale che non considera mai l’incontro reciproco e tra diverse culture, ma impone una pretesa di integrazione e inserimento unilaterale, secondo la riflessione del moderatore Jacopo Caruso.

Il quale ha posto una domanda molto interessante al nostro presidente Angelo Moretti:

“Inclusione per amore o inclusione per forza?”

La risposta ha considerato diversi aspetti della questione, a partire dalla citazione dell’articolo 2 della costituzione italiana che parla dei doveri di solidarietà, che i cittadini dovrebbero avere come cittadini italiani. ma la questione è come si fa ad avere il dovere di amare? La risposta è che la solidarietà è sentire che abbiamo un obbligo di amare.

Le persone hanno il  dovere di vivere insieme perché non hanno una possibilità diversa, non può sopravvivere un mondo di separazione; come evidenzia Jeremy Rifkin in “La civiltà dell’empatia”,  i costi della gestione del cibo sono aumentati in seguito all’aumento delle famiglie uninominali, causando un incremento dell’inquinamento dovuto al maggiore utilizzo e consumo di packaging, quindi la separazione non è sostenibile.

“Secondo me forse c’è un’intelligenza dell’inclusione da cui si può far discende la volontà di vivere questa inclusione per amore. L’intelligenza è semplice, l’uomo ha creato la società solo quando si è messo insieme, e forse più che di integrazione, dobbiamo parlare di interazione, un’interazione tra le culture, tra la comunità ospitante e chi viene accolto”.

Il presidente ha posto una serie di riflessioni sull’interazione, interazioni tra la comunità e tra chi viene da una guerra, come chi viene dalla Siria o dal Nordafrica, che diventa interazione tra agio e disagio, l’interazione con le disabilità o con qualunque altro svantaggio.
L’interazione tra agio e disagio è la prima interazione alla quale il welfare spesso pone un rimedio sbagliato, puntando a creare non un’interazione, ma una separazione, agio da una parte e disagio dall’altra, secondo questo modello i centri per migranti vengono separati dal resto della comunità ospitante.
Il SAI invece è un modello di eccellenza che punta al contrario, è posto al centro dei tessuti urbani o rurali con attività di integrazione, mentre il welfare italiano si basa sulle separazioni, così come vengono separati i disabili, i detenuti, i tossicodipendenti.

Il welfare è basato sul concetto di separazione e non sulla persona, ogni persona porta i suoi mondi e dobbiamo immaginare un’interazione tra gli stili culturali, questo si chiama arricchimento.
L’ inclusione per forza non può esistere, non avviene neanche in natura, la maggior parte degli arricchimenti sono arrivati con le guerre, gli scambi in Italia sono avvenuti quando siamo stati dominati da altri popoli, è avvenuto uno scambio di culture per le dominazioni spagnole, francese e ottomane.
Quando parliamo di arricchimento per inclusione, non possiamo parlare di arricchimento per forza, è una nostra scelta se decidiamo di arricchirci.

L’Italia sull’integrazione delle persone migranti investe 1 miliardo di euro su un tot di 5 miliardi, la Germania investe sull’integrazione 21 miliardi di euro, quindi non è un problema di ricchezza, è un problema di scelta.
Se scegliamo che l’arricchimento culturale sia una scelta sulla quale investire, non siamo più di fronte a un discorso di amore o di forza, ma a un discorso di intelligenza sul futuro, se scegliamo di vivere l’Italia fondendo insieme la cultura italica e mediterranea, quindi con questa intelligenza, anziché contenderci il territorio decidiamo di viverlo insieme. Si deve riflettere sul fatto che oggi difendiamo troppo l’immigrazione e il concetto di accoglienza mentre dovremmo andare all’attacco dicendo che investiamo 20 miliardi in meno della Germania, che è una potenza anche perché ha deciso di investire sull’inclusione

Dobbiamo immaginare che l’inclusione possa avvenire per scelta se lo Stato investe, e abbiamo pensato che i Piccoli Comuni del Welcome fossero la risposta perché rispondevano a due questioni: la prima è la dinamica che se il welfare separa, il welcome integra, perché il welcome in inglese è la risposta a un grazie, diverso dal nostro prego, che implica un rapporto con il benefattore.  Seneca dice che il beneficiato prima o poi morderà il benefattore, invece il tema del welcome ha a che fare con la reciprocità dell’accoglienza, quando accolgo qualcuno io sto accogliendo me stesso, sto accogliendo un pezzo di me.
Il welcome non è il welfare, è quella capacità di stare dentro una relazione paritaria, nel welcome non c’è più la separazione per categorie di svantaggio, c’è la comunità che diventa accogliente, il SAI funziona quando il comune decide di essere accogliente.

L’altra dinamica è che queste cose non possono essere sperimentate nelle grandi città, che sono già piene di problemi e non sanno come risolverli, secondo l’UN habitat ha stimato 1 miliardo di persone che vivono negli slum, e stanno per diventare 2 miliardi. Stanno crescendo le periferie insostenibili delle grandi città, mentre la aree rurali si estinguono, quindi l’accoglienza non può avvenire in queste condizioni.  C’è una disuguaglianza tra territori che impoverisce una parte del mondo e arricchisce l’altra.
Poi ci sono i piccoli comuni, che secondo le statistiche hanno possibilità di sopravvivere per 30 anni, o addirittura 10, un destino che riguarderebbe 3000 comuni su 5400 secondo l’ANCI.

Esiste una richiesta di vita da parte dei comuni che non vogliono estinguersi e una richiesta di vita da parte di chi ci raggiunge, che non aveva in mente una destinazione precisa e non pensava che una vita migliore si potesse trovare anche nei nostri paesi, se accompagniamo i ragazzi in questa operazione avviamo una logica win-win, loro scoprono posti che neanche immaginavano e vinciamo noi arricchendoci culturalmente. Che poi la scelta sia una scelta d’amore rende tutto più desiderabile, Sant’Angelo dei Lombardi con questa scelta d’amore ha molta più probabilità di sopravvivere rispetto ai comuni che si sono chiusi.