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di Gabriella Debora Giorgione 

Volete la verità? Tutta? Va bene: io di questa intervista avevo un po’ paura. E vi avviso: questo “Siamo noi” è proprio un “noi”, io ed Enrico Pirone, che in “Sale della Terra” è assistente nella Segreteria Amministrativa.

Conosco Enrico nei giorni caldissimi dell’alluvione del 2015: era l’addetto stampa di Caritas Benevento, dove io ero stata fango-trasportata ancora non so bene da chi e perché.

Enrico, tra le sue tante qualità, ha anche quella di riuscire ad arrossire e questo lo rende una persona speciale. Solo che un giornalista che arrossisce è umanità rara, su questa terra. E questo mi colpì, solo che in momenti di comunicazione di emergenza, di orari senza orario, di ciclo continuo di comunicazione per evitare interruzioni e corti circuiti degli aiuti e delle richieste si deve viaggiare a mille al secondo: e questa fu la prima volta che io lo travolsi col mio pregiudizio.

Era arrivato in Caritas qualche mese prima dell’alluvione, a marzo del 2015, quando la sede era ancora in via Episcopio, Enrico. Aveva letto un avviso di selezione per un tirocinio riservato alle categorie protette ed aveva spontaneamente e senza pensarci deciso di inviare la domanda.

Qualche tempo dopo, gli arriva la telefonata di Donatella Nicolella (attuale dirigente “Sale della Terra”, che nel 2015 lavorava in Caritas, ndr) lo invita ad un colloquio con la Cooperativa “Il Melograno”, presieduta da Angelo Moretti.

Enrico inizia, così, a lavorare in Caritas. E mentre lui è sepolto da quintali di domande per il Servizio civile da smaltire per aiutare la Segreteria, Don Nicola legge nel suo Curriculum della sua attività di giornalista e che aveva anche esperienza di giornalismo sportivo, in particolare nella cronaca delle partite del Benevento calcio. Figuriamoci, per don Nicola “Benevento calcio” è la parola “nu milion”: Enrico diventa l’addetto stampa di Caritas Benevento.

Per la verità, Enrico in Caritas ci era già entrato altre volte, ma per seguire il Corso di Arabo: dopo la fine della sua esperienza al “Corriere del Sannio”, infatti, era alla ricerca del suo e si guardava e si provava in varie esperienze. Ma mai avrebbe emesso in relazione il bando per il tirocinio con tutto quello che è accaduto da quel marzo 2015: «Alla fine, chi decide, è un altro», mi dice. Alza la testa e guarda con gli occhi il soffitto, indicando col dito l’alto e io ricevo il primo pugno nello stomaco.

Mamma Laura e papà Luigi, ferroviere, ed un fratello Antonio di 5 anni più grande di lui, oggi sposato e papà della piccola Rebecca: questa la famiglia Pirone, a Buonalbergo, piccolo comune di milleseicento abitanti in cui Enrico vive tuttora.

«Quando ero piccolo ho avuto molti problemi fisici – mi rivela inaspettatamente Enrico – facevo tante terapie e le ho continuate anche quando sono andato a scuola». Mi prende proprio alla sprovvista, io non la so gestire, la fragilità: mi commuove fino a farmi male, mi impietrisce. Riesco solo a pensare, mentre lo ascolto, che Enrico mi sta facendo un dono prezioso, aprendosi e raccontandomi tutte le “gite” in tanti ospedali che ha fatto nella sua infanzia.

Dai dieci anni d’età, Enrico finalmente si sente “indipendente” e comincia ad uscire e ad andare a scuola da solo. Una conquista. La gioia. Fino alla prima crisi di epilessia – che alcuni medici avevano previsto sarebbe arrivata – dopo la quale Enrico resta spaventato. Chiunque avrebbe fatto un passo indietro rispetto alla vita adolescenziale che si stava aprendo davanti. Ma Enrico no: «I sacrifici che fai non li comprendi subito. Ma tutti quelli fatti fin da quando ero piccolo mi avevano reso forte. Queste cose ti aiutano da grande a prendere decisioni importanti, anche se attraversi una fase difficile, ti insegnano a non mollare mai» e chiude la riflessione a due che stiamo facendo.

Mi viene subito in mente che una decisione importante, di recente, Enrico l’ha presa. Mi avventuro nel chiedergli quello che avevo sempre desiderato chiedergli e che, in fondo, cercavo in questo “Siamo noi”.

D’altra parte, le interviste come queste sono le domande che tu fai agli altri per avere risposte che tu non ti daresti mai.

Fin dal 2015, com’era giusto che fosse, Enrico entra nel mio staff dell’Ufficio Comunicazione Caritas. Con me ha fatto il percorso per l’iscrizione all’Albo dei giornalisti, insieme abbiamo dato vita ad una vera redazione, insieme abbiamo visto entrare ed uscire, tra servizio civile e volontari, tanti giovani come Manuel, Graziella, Ionica, Davide. E colleghe professioniste già formate come Emanuela.

Ad un certo punto, però, Enrico ha deciso di lasciare ed io non me ne sono mai fatta una ragione.

«Ero abituato ad una comunicazione “piccola” – mi dice – poi è diventata troppo grande, poco “soft” ed io ho sentito troppo la tua pressione. Ma capisco che nel frattempo “Sale della Terra”, e tutto quello che stava nascendo, richiedeva di più ed aveva una dimensione troppo stressante per me. Non ho mai avuto il coraggio di dirtelo, però adesso sono contento di questo confronto». Raggelo e basta.

E’ Fabio Garrisi (all’epoca Direttore Amministrativo di “Sale della Terra ed oggi Direttore di “Sale della Terra Salento”, il nostro Nodo di Lecce, ndr) che lo ferma dal lasciare proprio il lavoro, destinandolo ad una funzione negli uffici amministrativi.

«Però ho imparato tanto, lo sai? Quegli anni mi hanno insegnato tutto e ti ringrazio: oggi uso i social e la comunicazione social, gestisco molto bene la comunicazione anche della mia attività politica», mi dice sorridendo ed io un po’ riprendo fiato.

Enrico, infatti, a Buonalbergo ha un impegno politico notevole da dieci anni, dalla prima candidatura del 2001, quando l’hanno voluto perché era giovanissimo e molto conosciuto e stimato, e infatti fu eletto come terzo consigliere di opposizione più votato. Nel 2011 è stato rieletto e si è occupato anche di politiche sociali: «Le giostrine per disabili di Buonalbergo sono state fatte su mia sollecitazione», mi dice orgoglioso, «E partecipavo anche alle riunioni dell’Ambito B2 perché, nell’ottica di Caritas, sapevo e capivo quanto fosse importante difendere i più deboli», mi spiega.

Nel 2017, però, Enrico si dimette e fa opposizione all’attuale Amministrazione comunale di Buonalbergo della quale non ha condiviso alcune scelte.

Parliamo, in chiusura, di cosa sia la vocazione per me e per lui: «Non lo so, sinceramente, quale sia in questo momento la mia vera vocazione. La vera vocazione non tutti riusciamo a capirla. Forse in questo periodo sto trovando dentro di me una nuova fede e mi piace rafforzarla: mi sto impegnando ad essere d’aiuto agli altri “lavorando nella vigna del Signore”. Ecco forse per me è questo il mio essere “Sale della Terra”». Grazie per l’insegnamento che mi hai dato in 73 minuti, Enry. Chapeau, Sipario.