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Anche San Marco dei Cavoti, piccolo paese di 3.500 anime circa dell’Appennino Sannita, in provincia di Benevento, ha finalmente la sua cooperativa di comunità, che guidata e animata da impegno, dedizione e volontà, intende raggiungere specifici obiettivi al servizio della sua comunità.

La sua denominazione “De Gavotis”, fa riferimento al retaggio storico del borgo, alle sue origini, quando gruppi di genti provenienti dal sud della Francia, ed in particolare dalla cittadina di Gap in Provenza, si installarono in questo territorio donandogli vita. E proprio seguendo questo esempio che la neonata cooperativa vuole perseguire quanto più possibile: dare e ridare vita ad un territorio verosimilmente addormentato che ha tanto da esporre anche per un pubblico di potenziali visitatori, non solo ai suoi cittadini.

Il borgo di San Marco dei Cavoti, attualmente conosciuto quasi esclusivamente per eccellenze gastronomiche quali il torroncino, o meglio, il croccantino, che è cosa ben diversa in quanto non ha il classico involucro di cioccolato, detiene con orgoglio tante altre bellezze naturali ma anche storiche che abbracciano diverse tipologie turistiche, che Noi abbiamo il Diritto ma anche il Dovere di preservare, conservare con l’intento di renderne possibile la fruizione alle generazioni presenti e future.

Qui di seguito, a titolo esemplificativo, riportiamo un primo elenco di 10 possibili attrattori turistici (+1), ognuno dei quali avendo un proprio “Genius Loci” può, anzi deve, essere considerato sia singolarmente ma anche in una ottica d’insieme per creare una solida offerta turistica integrata:

1. Il Museo degli orologi da torre;
2. Il Museo della pubblicità, del packaging e del commercio;
3. Il percorso naturalistico e la magnifica cascata denominata “Ripa”;
4. Resti, ancora in piedi, dell’antica cinta muraria con torri annesse risalenti all’epoca medievale;
5. Le due chiese cinque-seicentesche di “San Rocco” e della “Madonna del Carmine” e il centro storico
in generale;
6. La fontana “del Pellegrino” con annessa area verde realizzata con ingenti lavori di bonifica;
7. Le due querce monumentali;
8. L’antico mulino “Jelardi” (rovine);
9. La collinetta, o “toppo”, di Santa Barbara, con i resti di un antico villaggio pastorale completamente
immerso nella vegetazione e l’antica pieve che ospita tutt’ora il culto della Santa;
10. Monte “San Marco” e la località dei “Piloni” (1.007 metri s.l.m. ca.).

L’undicesimo punto è forse quello più importante, quello che riguarda la Cultura immateriale, popolare, che molto spesso passa in second’ordine oppure è data per scontata, ma che in realtà ha un grande valore sociale, esprime e incarna quella resilienza e quella necessità di rialzarsi per far si che anche territori poco considerati, come San Marco dei Cavoti, possano trovare all’interno di prestigiosi progetti di sviluppo turistico, la giusta collocazione e occupare il posto che la cultura immateriale merita.