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di Gabriella Debora Giorgione

L’amore per la terra glielo ha insegnato suo nonno Francesco. Ed oggi Donato De Marco è il Direttore del comparto “Agricoltura coesiva” della Rete di Economia civile “Sale della Terra”.
In realtà, Donato, quando era Presidente della Cooperativa agricola “Lentamente” nel 2016 ha proprio fondato il Consorzio “Sale della Terra”, insieme a Roberto Ciarlo, Fabio Garrisi e Angelo Moretti.
Appena lo conobbi, fu battibecco a prima vista per una questione di “q” nel barbecue: lo ricordiamo durante la nostra chiacchierata e ora ci ridiamo su.
Donato si laurea in Economia del Turismo a Napoli e la sua tesi annuncia quale vita egli ha già scelto: la sua ricerca, infatti, è su una Cooperativa agricola romana, “Agricoltura Nuova”, che è tra le prime ad applicare la Legge Basaglia in agricoltura e che nasce dalla occupazione delle terre da parte dei braccianti.
Presa la laurea, dopo un primo periodo di tirocinio, Donato resta lì a lavorare per sette anni: https://m.youtube.com/watch?v=zob7jn4_oKE
De Marco è tra i fondatori di “Città dell’altra economia”, al Testaccio, e lavora per anni – rappresentando la Cooperativa “Agricoltura Nuova” – su questo progetto. Fino a quando, nel 2011, egli si apre ad un’altra esperienza di agricoltura sociale su terreni pubblici, una azione che «è un dovere delle istituzioni e opportunità per chi ha un bisogno», dice Donato e mi racconta della Associazione La Fattoria verde che subisce anche un’occupazione da parte di esponenti della destra:
Contestualmente, Donato si occupa di MAG, Mutui di Auto Gestione rivolti a soggetti non bancabili ma che hanno una progettazione valida da realizzare nei quartieri di paese, piccole attività che possano creare sogni diffusi di comunità. Chi chiede un prestito MAG deve avere al proprio fianco tante persone che firmino fideiussioni in suo favore: quel progetto diventa, così, condiviso e spinto non da un singolo, ma da un gruppo di persone che investe in un progetto di comunità.
Dopo tanti anni fuori, per Donato arriva il momento di tornare: «Io sono una persona “zaino in spalla”, ho girato a lungo. Sono uno “diverso” per le mie idee per le mie visioni, rientrare un po’ mi spaventava: ma per me esiste il mondo e poi esiste Torrecuso».
E’ qui che ritrova il suo senso e il valore della felicità: nei tempi più lievi ma molto più intensi del suo paese di origine, da dove è partito con la famiglia quando era bambino per andare a Milano e in cui è tornato a tredici anni per poi ripartire per studiare fuori.
Soffre le “gabbie” della fissità, Donato: «Io mi innamoro continuamente delle cose da fare, mi piace la sfida della costruzione: ad esempio, quando sono arrivato all’Orto di Casa Betania (che Donato ha diretto per anni, ndr) per me fu una sfida. Avevo conosciuto Angelo Moretti durante un “Caffè di Banca Etica”, lui mi chiese cosa facevo e quando seppe del mio impegno nell’agricoltura sociale mi propose subito di riorganizzare L’Orto di Casa Betania perché c’era visione, ma non c’era ancora gestione. Ci abbiamo lavorato senza fermarci, è stato un periodo difficile ma entusiasmante. Me ne sono andato esattamente quando l’Orto ha cominciato a funzionare perfettamente e mi sono dedicato ad un’altra sfida».
Per un periodo Donato si allontana anche da “Sale della Terra” per fondare altri progetti. Ma da “Sale della Terra” non si esce mai definitivamente e quando la nostra agricoltura coesiva ha bisogno di un cambio Donato non se lo fa dire due volte.
«Vivrò questo incarico con umiltà, io credo tantissimo nella visione di “Sale della Terra” – dice Donato – l’agricoltura ha tante difficoltà, occorrono obiettivi raggiungibili e condivisi, ma soprattutto occorre che chi lavora con noi sia felice di farlo».
Quella di cui parla Donato De Marco si chiama economia della felicità e produce il BIL (Benessere Interno Lordo), è una economia che usa il cervello ma non lascia a casa il cuore, è una economia che ha un profitto condiviso e non individuale. Si chiama economia civile. Ed è l’economia di “Sale della Terra” da oltre cinque anni. Anzi, da sempre.