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“Chiedo scusa ad Esther se non sono, non siamo, ancora riusciti a trovare i responsabili della sua morte”: così Aldo Policastro, Procuratore della Repubblica di Benevento, nella diretta di ieri pomeriggio durante la presentazione de La Casa di Esther, che a Benevento accoglierà le persone vittime di tratta e schiavitù.
Presenti, oltre al Procuratore, anche l’Arcivescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca, Andrea Morniroli, Coordinatore del Progetto “Fuori Tratta”, Mariaelena Morelli, Responsabile delle politiche di accoglienza di “Sale della Terra”, Tania Castellaccio, Responsabile accoglienza di Dedalus cooperativa sociale, Angelo Moretti, Presidente della Rete “Sale della Terra”.
Sono passati quattro anni, da quel giugno 2016 in cui Esther, donna e mamma nigeriana, è stata uccisa da otto colpi di pistola nei pressi della stazione centrale di Benevento. Quattro anni anche dalla marcia per Esther organizzata dalla Caritas diocesana di Benevento durante la quale il richiamo era all’indifferenza dei passanti ma soprattutto all’egoismo dei clienti che sono “domanda” di prostituzione alla quale i criminali rispondono con lo sfruttamento delle donne, con la violenza, psicologica e fisica, alla quale le sottopongono.
“Sono a loro volta “vittime” – ha detto il Vescovo Accrocca – perché si trasformano in carnefici. C’è qualcosa che non va se un uomo adulto, apparentemente “per bene”, sente la necessità di andare con una ragazzina o con una donna a pagamento, consapevole dell’orrore che c’è dietro”, ha concluso l’Arcivescovo.
Il fenomeno della tratta non va, però, visto solo ad una dimensione.
“E’ un fenomeno complesso – ha detto Andrea Morniroli – che si intreccia allo sfruttamento lavorativo ed ha ricordato che sono tante le aziende, in Italia, che rifiutano prodotti, in particolare agricoli, provenienti da terre sfruttate da caporalato.
Morniroli riprende le parole di Accrocca ed amplia: “Occorre un coordinamento delle intelligenze, come ha detto il Vescovo: noi non vediamo le bambine e i bambini figli delle vittime, che sono terra di nessuno e che, nei progetti, non sappiamo come collocare anche normativamente”.
Complessità, quindi, perché complessa è la società nella quale viviamo. Ma se salvare una donna dalle violenze è ancora possibile, il tema più delicato resta quello dei minori: “Ci sono bambini spesso sottratti ai genitori all’età di uno-due anni – ha denunciato Tania Castellaccio. Che prosegue: “La rielaborazione della violenza, la rielaborazione da parte dei minori dei traumi subiti, sono solo una parte del problema. C’è poi una “violenza” istituzionale nei confronti dei minori che vengono sottartti e delle donne costrette a perizie con valutazione della personalità nel mentre sono state appena salvate ed hanno ancora paura. Manca ancora un pezzo culturale forte, una prospettiva di lettura ampia, all’intero fenomeno della tratta”.
Cultura e prospettiva che però dovrebbero appartenere a tutti noi: “Questa territorio ha dato un grande segnale, nel titolare questa casa ad Esther”, ha detto ancora Aldo Policastro, che ha precisato “Abbiamo trasformato le persone in merce. Siamo tutti corresponsabili della tratta. Dobbiamo quindi fare meglio e di più, collegarci di più, essere rete”.
E se la rete parte dal sociale, dal terzo settore, dalla Chiesa e annoda anche le itituzioni forse riusciremo a salvare le tante Esther che ogni giorno sono vittime silenziose, incolpevoli e disperate: “Il fatto che la casa di accoglienza porti il nome di Esther – ha detto Angelo Moretti – è significativo perché la storia delle persone, i loro volti, la loro sofferenza, i loro nomi segnano il nuovo sguardo che dovremmo avere, alzandoci dagli atteggiamenti sui quali siamo da troppo tempo seduti. Chi ha molta carità vede molti poveri”, ha concluso Moretti annunciando che, appena finita l’emergenza Covid, il Camper di Esther (che è anche parte del progetto “Liberi di partire, liberi di restare” della CEI) sarà davanti alle scuole per sensibilizzare i più giovani all’amore “vero”, quello che non si paga e non sfrutta le donne.
Mariaelena Morelli ha presentato non solo “La Casa di Esther” ma anche tutta l’azione nel sannio di “Fuori Tratta”, tesa all’empowerment delle persone violate anche grazie all’inserimento socio-lavorativo attraverso tirocini formativi che Sale della Terra attiva, ma vi lasciamo alla visione del video per ascoltarla e gioire per un risultato così importante raggiunto.
Coordinamento delle intelligenze, complessità, prossimità, responsabilità sociale, cultura, prospettiva, clienti-carnefici, nuovo welfare, autonomia, rete. E “scusa”, la parola più importante di tutte per ricominciare, tutti insieme, nessuno escluso. (GDG)

Per rivedere la diretta FB di ieri:

Per rivedere la marcia per Esther:


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