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La giornata del rifugiato a Sassinoro è iniziata ben prima delle attività previste, con le preparazioni da parte dei bambini del campo estivo organizzato dalla Cooperativa di Comunità Conlaboro, che hanno realizzato il telo e le decorazioni che padroneggiavano sulla piazza, regalando un bel colpo d’occhio per chi si apprestava a entrare nel “Paese dell’acqua”.

Dal pomeriggio gli operatori e le operatrici del progetto SAI, insieme ai bambini presenti, hanno decorato la panchina in Piazza IV Novembre, scrivendo alcune parole rappresentative dell’occasione e, più in generale, di ciò che rappresenta un progetto di accoglienza: welcome, culture, apertura all’altro, differenze come ricchezza. A seguire, dalle ore 18, via all’Holi Color, il festival dei colori, che in alcune tradizioni è un modo per salutare la primavera e dare il benvenuto all’estate lanciandosi addosso polveri colorate. Tra colori, divertimento e spensieratezza, grandi e piccini si sono divertiti un mondo.

Alle 19 via al convegno in piazza “Agire l’accoglienza”, dove ad aprire e moderare l’incontro è stata Sara Luciano, coordinatrice del SAI di Sassinoro, che ha spiegato l’origine della Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita nel 1951 per commemorare l’approvazione, nello stesso anno, della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Prima un ringraziamento sia all’amministrazione comunale attuale che a quella precedente per il supporto e il sostegno al progetto di accoglienza, poi il momento di sciorinare un po’ di numeri: le persone accolte nel progetto sono state 61 dal 2018, tutti nuclei familiari, di cui la maggior parte minori, con il genere femminile a prevalere su quello maschile; le nazionalità accolte sono state diverse, principalmente dalla Nigeria e dall’Afghanistan.

Parola al sindaco Luca Apollonio, che si è focalizzato sulla necessità di “diffidare da chi propone soluzioni semplici per questioni complesse come l’immigrazione.”
“Si tratta di una questione di responsabilità – ha proseguito Apollonio – ed è nostro dovere dire di sì all’accoglienza. La migrazione è un fenomeno naturale che ci ha accompagnato nei secoli e noi dobbiamo governarla. Il modello seguito dalla nostra e dalla precedente amministrazione può essere un esempio per chi non ha ancora scelto queste strade”.

Arriva il turno di Mariaelena Morelli, responsabile dell’area di coordinamento SAI e Anti-Tratta per “Sale della Terra”, che ha parlato di tratta e di sfruttamento lavorativo come di fenomeni strettamente legati alla migrazioni, in cui persone migranti in cerca di fortuna si ritrovano, al termine del loro viaggio, a essere ingabbiate in un vortice di pressioni psicologiche e ricatti economici.
Al termine dell’intervento la d.ssa Morelli ha proiettato il toccante video che racconta la nascita della “Casa di Esther” – visionabile sul nostro canale YouTube al seguente link https://rb.gy/h517k – la prima casa-rifugio per donne vittime di tratta nel beneventano, nata nell’ambito del progetto “Fuori Tratta” in seguito all’uccisione di Esther, donna e mamma nigeriana, che nel 2016 fu trafitta con otto colpi di pistola nei pressi della stazione centrale di Benevento.

Sara Luciano ha poi introdotto il dott. Giulio Ricotti, esperto di protezione internazionale e referente dell’area SAI Puglia, che collabora da tempo con la nostra rete: “dobbiamo lottare per far rispettare i diritti delle persone prese in carico e i riferimenti normativi, a tal fine, sono importantissimi. Per questo il supporto di Giulio è risultato fondamentale in tante situazioni”

“È dovere di ogni persona al sicuro dare protezione a chi si trova in pericolo”, la frase, presa in prestito da Azir Nafisi, scrittrice inglese di origini iraniane scappata dal suo paese per motivi religiosi, con cui Giulio Ricotti ha aperto il suo intervento; frase che ben rispecchia il significato di rifugio e di rifugiato.

“L’esigenza di proteggere chi è in cerca di rifugio è stata normata con la convenzione di Ginevra 51, legge cardine che sintetizza il diritto d’asilo, che nell’articolo 1A definisce lo status di rifugiato come colui che, temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese.
Una definizione – ha proseguito Ricotti – che nel tempo ha rischiato di escludere tante categorie e tante situazioni particolari. Penso ai rifugiati climatici, persone costrette a scappare dalla propria casa a causa dei mutamenti delle condizioni ambientali, spesso legati a disastri naturali. Una circostanza che da un punto di vista formale non trova alcun riferimento normativo nel diritto internazionale”.

Ha preso la parola il Presidente della Rete “Sale della Terra” Angelo Moretti: “Quanti di voi conoscono New Amsterdam? E quanti New York? Sono la stessa città che ha cambiato nome dopo la sconfitta degli olandesi nel 1800 circa, quando a migrare nel nuovo continente erano soprattutto inglesi e irlandesi. Una città fondata dai rifugiati.
Coop 21 che è la Conferenza di Parigi sul clima ha sentenziato che le città più a rischio sul clima sono quelle costiere: il futuro dell’Europa è nelle piazze come Sassinoro, nelle zone interne. Il fatto che voi stiate aprendo il futuro di Sassinoro alle persone che costruiranno il futuro di Sassinoro è una responsabilità straordinaria.
State costruendo una dinamica europea del futuro. L’impegno di tutti i presenti in questa piazza, oltre che di contrastare la chiusura dei porti e di accogliere le persone che stanno morendo in mare (che dovrebbe essere una cosa scontata ma purtroppo per molti non lo è) e di capire che l’Europa tra 30 anni non potrà mai essere la stessa, non possiamo fermare l’evoluzione e il rinnovamento, è di costruire la chanche adesso affinché quei bambini che ora stanno giocando in piazza scelgano di restare qui, dove sono arrivati per caso.
Adesso vanno costruite le condizioni economiche e sociali per cui loro devono restare qui.”

Al termine dell’intervento del Presidente Moretti è stato proiettato un videomessaggio dell’On. Pietro Bartolo – anch’esso disponibile sul nostro canale Youtube https://rb.gy/il9jm – Medico di Lampedusa ed Europarlamentare, che per l’occasione ha voluto esprimere l’importanza di celebrare la giornata del rifugiato esaltando i valori dell’inclusione, dell’integrazione e della solidarietà come fondativi della cultura europea e delle sue istituzioni.

Ha preso poi la parola Chance, beneficiaria del progetto SAI di Sassinoro, che in un italiano pressoché perfetto ha espresso la difficoltà iniziale del cambiamento che ha comportato il suo arrivo e la successiva gioia nel trovare una comunità accogliente che le ha regalato una nuova vita.
“Grazie, grazie, grazie a tutta l’équipe che si è dimostrata da subito accogliente e mi ha permesso di fare tanti progressi: è soprattutto grazie al loro lavoro che ho deciso di iniziare il corso per mediatore linguistico con l’obiettivo di aiutare chi si troverà nella mia stessa situazione. Sassinoro oggi, Sassinoro domani, Sassinoro per sempre”.

Conclusi gli interventi, si sono aperti i banchetti con le pietanze preparate dai beneficiari del progetto, con il supporto della Pro Loco di Sassinoro: kabuli, insalata di avocado, polpette, pane fritto e tanto altro, tutto all’insegna della scoperta di deliziosi piatti provenienti da diverse culture.

Poi il turno di Osso Sacro, trio sannita che con lo spettacolo “Urla dal Confine” sperimenta un progetto di ricerca, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio sannita.
I ringraziamenti per l’invito, l’adesione ai principi alla base della giornata del rifugiato e via allo spettacolo!
Sono riusciti a intrattenere il pubblico presente con il loro lavoro nel quale le vicende parlate, suonate e cantate si basano su fatti realmente accaduti, ricollocati nella storia.

Articolo di Francesco Boffa – Foto di Gianpaolo De Siena