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Sabato scorso al Caffè dell’Orto di Benevento, in un’atmosfera di festa e ampia partecipazione, sono stati presentati i laboratori di rap, street art e ballo hip hop, alcuni già in corso a Casa Ubuntu, in via Napoli 241, e altri in partenza, rivolti a ragazzi e ragazze dagli 11 ai 17 anni nell’ambito del progetto “PFP – Progetti Formativi Personalizzati con Budget Educativi,”, finanziato da Impresa sociale “Con i Bambini”, nato con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa.

L’evento è iniziato con il dj set Giovanni Giuan Petruzzelli, che ha intrattenuto i partecipanti per tutto il pomeriggio, intervallato dagli interventi di presentazione del progetto e dei laboratori.

Il progetto PFP è giunto quasi al termine dopo 3 anni nei quali si è costruita una comunità educante, che ha accolto i ragazzi non solo per svolgere le attività di doposcuola o i laboratori, ma che ha dato loro ascolto e supporto a 360 gradi.

Maria Francesca Ocone, responsabile dei progetti educativi per la rete “Sale della Terra”, dopo aver ringraziato Anna Fuggi, nuova case manager del progetto, Arianna Palumbo, educatrice, e le sentinelle dell’inclusione, insegnanti volontarie che fanno attività di doposcuola e non solo, ha sottolineato con orgoglio come quest’anno tutte le attività siano incentrate sulla cultura hip hop, l’arte che, secondo Angelo Moretti, presidente della Rete di Economia civile Sale della Terra, è “la più adatta a parlare a chi la guarda”.

Parlando del progetto Moretti ha sottolineato come “PFP” sia un’innovazione straordinaria perché “è un progetto che sta dicendo che la scuola si può fare in un altro modo. La scuola serve a imparare a vivere, imparare la matematica, la storia e la geografia è fondamentale solo se si impara a vivere” come afferma anche il “Manifesto per la nuova scuola” di Edgar Morin.

Sulla street art ha affermato: “I fondi Next Generation dell’UE sono i fondi più importanti che abbiamo avuto dopo il piano Marshall, 119 miliardi di euro per far crescere la nuova generazione, e la nuova generazione è quella che si sta cimentando in questa arte.

Io sono stato in Ucraina e la cosa più bella che ho visto sono le opere di Banksy sulle palazzine squartate di Mykolaïv o in un bagno sventrato a Gorenka; gli ucraini guardando quelle opere hanno speranza, l’arte che parla è pop. Pensiamo ci sia una separazione tra Van Gogh e la street art, ma Van Gogh parlava a quella generazione, oggi parla Banksy”.

A seguire Fabio Fallarino, in arte Shark Emcee, ha presentato il laboratorio rap e di cultura hip hop, che ormai conduce da 3 anni, accogliendo ragazzi e ragazze, soprattutto chi “non si sente a proprio agio nella società moderna”, dando loro l’opportunità di esprimersi e di avere più fiducia in loro stessi tramite un percorso che arriva all’esibizione finale e in un contesto che favorisce la socialità e l’aggregazione, tramite “l’hip hop, una cultura che connette le persone in tutto il mondo”.

Tra le opere dello scorso laboratorio di street art esposte per l’occasione, Domenico Naf-mk Tirino, coach insieme a Nina K Anin, ha spiegato il lungo lavoro dietro ogni opera, un lavoro che non è fatto solo di tecnica, ma frutto di un percorso che mira a migliorare tutte le abilità dei ragazzi, in modo che si rifletta anche sull’andamento scolastico. Tanti si sono cimentati con lo stencil, disponibile gratuitamente nel corso della giornata, per impararne l’utilizzo e le potenzialità.

Infine Maria Chiara Tedesco ha invitato tutti e tutte ad iscriversi al corso di danza stile hip hop, che comprende tutto il concept urban, un corso nel quale non si imparano solo passi di danza, ma anche il rispetto dello spazio altrui, la fiducia e il rispetto reciproco.

Tanti i ragazzi che si sono avvicinati al mondo hip hop, prendendo anche parte a una “battle” durante l’open mic che ha chiuso un pomeriggio all’insegna dell’arte delle nuove generazioni.

Foto di Gianpaolo De Siena