Seleziona una pagina

“La Commissione Esteri sottolinea la necessità di istituire un Corpo civile europeo di pace che riunisca le competenze degli attori istituzionali e non istituzionali in materia di prevenzione dei conflitti, risoluzione e riconciliazione pacifica dei conflitti, al fine di rendere la gestione civile delle crisi dell’UE più credibile, coerente, efficace, flessibile e visibile”. Ieri questo testo è stato adottato e trasmesso alla plenaria che dovrebbe approvare la relazione. Erano più di 20 anni che non si menzionavano i Corpi Civili di Pace nei documenti ufficiali dell’Europarlamento

di Paolo Bergamaschi su VITA NO PROFIT

Durante il lungo ed estenuante viaggio in autobus verso la frontiera con la Polonia a inizio ottobre ragionavo con Fabio Massimo Castaldo, indomito eurodeputato 5 stelle, sulle procedure regolamentari più idonee per portare la questione dei Corpi Civili di Pace Europei (CCPE) sui banchi del Parlamento europeo. Il messaggio inviato da Kiev a Bruxelles in quei giorni era forte e chiaro (qui il rendiconto di quella giornata): l’istituzione di un Corpo Civile di Pace deve diventare un nuovo strumento di politica estera nella cassetta degli attrezzi dell’Ue per quanto riguarda la gestione civile delle crisi. Nella capitale ucraina la conferenza sul tema coordinata da Marianella Sclavi per conto del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (Mean) appena conclusa aveva visto alternarsi sul podio importanti relatori come Giovanni Kessler, ex capo Olaf, l’organo anti-frode dell’Ue, Lamberto Zannier, ex segretario generale dell’Osce, Vadym Halaichuk, presidente della Commissione Interparlamentare del parlamento ucraino con quello europeo e lo stesso Castaldo che avevano sottolineato come occorra rafforzare la capacità d’azione dell’Ue nella prevenzione e risoluzione pacifica dei conflitti. Detto fatto.

Anche se oggi a riposo dopo venticinque anni come consigliere politico non ho perso l’abitudine di seguire ancora, seppure da remoto, lo svolgimento dei lavori della Commissione Esteri dell’Eurocamera. Il caso ha voluto che leggendo l’ordine del giorno di una delle riunioni previste abbia notato la discussione della relazione di iniziativa della croata Zeljana Zovko che porta come titolo “Il ruolo della diplomazia preventiva nell’affrontare i conflitti congelati nel mondo: un’occasione mancata o un cambiamento per il futuro”. Un messaggio istantaneo a Fabio Massimo Cataldo per metterlo in preallarme con la conseguente presentazione di un emendamento che recita “La Commissione Esteri sottolinea la necessità di istituire un Corpo civile europeo di pace che riunisca le competenze degli attori istituzionali e non istituzionali in materia di prevenzione dei conflitti, risoluzione e riconciliazione pacifica dei conflitti, al fine di rendere la gestione civile delle crisi dell’UE più credibile, coerente, efficace, flessibile e visibile”.

Ieri il testo è stato adottato e trasmesso alla plenaria che dovrebbe approvare la relazione nella sessione di dicembre o di gennaio del prossimo anno. Erano più di vent’anni che non si menzionavano i Corpi Civili di Pace nei documenti ufficiali dell’Europarlamento. L’ultima volta era stata nel dicembre del 2001 con una relazione dell’olandese Joost Lagendijk sulla prevenzione dei conflitti che aveva fatto seguito al lancio del progetto originale da parte di Alexander Langer nel 1995 poco prima della sua scomparsa. Poi più nulla fino all’interpellanza dell’aprile scorso di 22 eurodeputati a Josep Borrell, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune europea sollecitata dal Mean (qui l’articolo). Nel frattempo l’Unione europea ha lanciato una quarantina di missioni internazionali in aree di crisi di cui la maggior parte di esclusiva natura civile. Manca però una valutazione delle singole missioni in relazione al loro mandato e agli obiettivi prefissati e manca, soprattutto, un bilancio complessivo sul ruolo dell’Ue come attore di pace sul palcoscenico mondiale. Senza dimenticare che, come spesso avviene, l’Ue è incapace di comunicare alle opinioni pubbliche del vecchio continente gli sforzi fatti nella gestione dei conflitti che vengono così in larga parte ignorati.

Il prossimo appuntamento sull’argomento è previsto per il 13 dicembre alla Camera dei Deputati con una conferenza ad hoc organizzata dalla deputata Federica Onori. Quindi un nuovo tentativo al Parlamento europeo per ottenere prima della fine della legislatura una raccomandazione al Consiglio per l’istituzione dei CCPE.

Un movimento per la pace maturo deve sapersi muoversi su diversi campi con obiettivi concreti. Alex Langer ha iniziato il cammino; è nostro compito portarlo a termine.