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di Gabriella Debora Giorgione – Il ricciolo inconfondibile, un torchon perfetto tutto “passione e lavoro”, come l’Ufficio che dirige.

Antonietta Caroscio, oggi membro del Consiglio di Amministrazione di “Sale della Terra”, arriva da noi a fine del 2014 direttamente da Napoli, dove ha appena concluso l’esperienza in cui ha vissuto dal 2010, anno in cui si laurea in Conservazione dei Beni culturali, una tesi in reportage socio-antropologico: focus sulla comunità Rom di Pietrelcina dal titolo “I Rom come costruzione dell’alterità nella modernità europea: il caso della comunità pietrelcinese”.

L’attrazione per la cultura Rom Antonietta se la porta da bambina, da quando divideva i banchi della sua scuola di Pietrelcina con i bambini del campo di Martalotta poco distante da casa sua e che, in qualche modo, erano guardati come “diversi”. Sente, quindi, in sé una vocazione all’aiuto, all’incontro della diversità.

Una passione interiore e naturale “legata non solo al sociale, ma proprio all’arte, alla bellezza, a qualcosa di insondabile che la differenza reca in sé”, dice Antonietta.

A Napoli, dove vive e studia all’Università dal 2003, Antonietta incontra l’Opera Nomadi: inizia la sua instancabile attività di volontariato nella comunità Rom di Scampia: “Sono persone con cui io, invece, mi sono trovata benissimo”, dice Antonietta.

Perché invece? “Perché sono persone molto diverse da quello che noi Gaggé pensiamo di loro, non si sono mai potuti dare una propria “terra” e quindi non si sono mai adeguati alle regole occidentali e capitalistiche”: si emoziona, ma mi guarda convinta di quello che dice e sottolinea tutti gli studi dei campi Rom come “non luoghi” che sono stati fatti.

Per due anni Antonietta accompagna i bimbi Rom a scuola, a Scampia: ogni mattina attraversa due mondi “ai margini” fino al punto di incontro più significativo, l’istruzione. Nelle giornate passate nel campo, una teoria di difficoltà sociali, di contesto, culturali, amministrative, sanitarie.

Nel 2012, per un cambio dei vertici, Antonietta Caroscio viene chiamata ad essere Presidente di Opera Nomadi che ufficialmente cessa la propria attività a febbraio 2021.

Nel 2014 “Nora”, come in molti la chiamiamo qui dal nome del suo profilo Facebook, incontra Caritas Benevento e, in particolare, lo Sprar di Roccabascerana, uno dei primi Piccoli Comuni della diocesi allacciato alla Rete Welcome. Da qualche mese era rientrata a Pietrelcina, doveva riprendere un po’ fiato, voleva guardarsi intorno. Una famiglia solida alle spalle, mamma dedita alla famiglia e padre camionista, Antonietta capisce che è il momento di “cercare lavoro”, ma è difficile “lavorare” quando cuore, testa e gambe spingono verso l’altro, verso la “missione” che brucia dentro. Sara Luciano, che aveva conosciuto a Napoli, la presenta a Mariaelena Morelli: entrambe già lavoravano per una delle Cooperative che gravitavano intorno alla Caritas.

“Conosco prima tutto il lavoro che dovevo fare nello Sprar – dice sorridendo e con la sua voce un po’ graffiante – e poi Angelo Moretti e don Nicola De Blasio”.

Da allora è un crescendo: Antonietta diventa Coordinatrice di alcuni Sprar della Rete, in particolare lavora alla costruzione di quello di Pietrelcina che è un esempio di “conversione” gestionale da sistema privatistico ad una governance pubblica comunale.

La vivacità brillante di Antonietta traspare dagli occhi, dalla risata, dal modo nudo con cui intesse la relazione con l’altro: poche sovrastrutture, è diretta. Ma ciò che colpisce di lei è l’inaspettata ritrosìa, la discrezione del suo tratto, il pudore con cui si racconta e che invoglia anche te ad aprirti con lei.

Forse è proprio per questo che “Sale della Terra” le affida un ruolo delicato, strategico: quello che altrove si chiama Ufficio “risorse umane” e che qui da noi è Ufficio “Passione e lavoro”.

Perché in “Sale della Terra” la persona e il suo lavoro sono tutt’uno, non esiste solo il lavoro senza che la persona si senta felice nel farlo. Per essere “bene” nel lavoro per gli altri si deve provare ben-essere nel farlo.

Alcune immagini di Antonietta durante il periodo di volontariato e lavoro a Napoli con Opera Nomade