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A 100 anni dalla nascita di Franco Basaglia, padre della rivoluzione che ha portato alla chiusura dei manicomi con la legge 180/1978, VITA non profit ha dedicato il numero di marzo a un’inchiesta sul disagio mentale, sui numeri in discesa delle prese in carico e della spesa destinata alla cura della salute mentale e sulle buone pratiche, oggi ancor più necessarie, portate avanti con i budget di salute.
La rivista include un approfondimento sui budget di salute firmato dal presidente Angelo Moretti, strumento fondamentale per attuare un “progetto terapeutico individualizzato olistico in cui collaborano un paziente, la sua famiglia e un ente co-gestore, una cooperativa sociale di tipo B”.
“Il budget di salute non interviene sul bisogno sanitario individuale, anche se concerne il progetto di una sola persona, ma incide su quei fattori che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce «determinanti sociali della salute”, declinati in habitat, socialità/affettività e formazione/lavoro”.
Difatti al paziente è necessario un contesto affettivo e inclusivo nel mondo del lavoro per respingere il rischio di ritorno all’isolamento e alla solitudine.
Proprio nel contesto delle buone pratiche attuate dal terzo settore nell’ambito del lavoro, la giornalista Anna Spena racconta la storia di “Elisa”, una donna affetta da una patologia psichiatrica che ha incrociato la Rete Sale della Terra un po’ di anni fa ed è stata presa in carico con un #PTRI (Progetti Terapeutici Riabilitativi Individualizzati) con budget di salute grazie al quale è riuscita a reinserirsi nella società dopo anni dentro e fuori gli ospedali. Oggi la sua vita sembra aver preso la direzione giusta e infatti è ancora una collaboratrice di uno dei nostri nodi di economia civile.
Per conoscere tutta la storia di Elisa e leggere integralmente l’articolo di Angelo Moretti acquistate il numero di marzo di Vita, in edicola o online 📰
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