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Oggi a Bergamo, nel quadro dei lavori della XXXIX Assemblea Annuale di Anci, verranno celebrati i vent’anni dalla nascita del sistema SPRAR, il Sistema di Accoglienza dei Comuni oggi evoluti in SAI. Abbiamo affidato alla penna di Mariaelena Morelli, coordinatrice dei progetti SAI “Sale della Terra”, una riflessione sull’evoluzione del sistema di accoglienza e delle pratiche di inclusione ad essa collegate.

Venti anni fa nasceva nel nostro Paese il primo sistema pubblico per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, diffuso su tutto il territorio italiano, con il coinvolgimento delle istituzioni centrali e locali secondo una condivisione di responsabilità tra Ministero dell’Interno ed enti locali. Affidato con convenzione ad ANCI in base alla Legge 189/2002, il Sistema SPRAR ha reso l’Italia protagonista di un modello innovativo di accoglienza unico in tutta Europa.

A partire dalle esperienze di accoglienza decentrata e in rete, realizzate dai nostri Comuni, in intesa con associazioni, organizzazioni non governative e con il coinvolgimento della società civile è stato possibile per la prima volta pensare e dar vita a interventi di accoglienza integrata.

Il Sistema SPRAR ha subito in questi vent’anni non poche evoluzioni.

Il d.l.4 ottobre 2018 n. 113, convertito in Legge 1 dicembre 2018 n. 132, ha portato all’introduzione del SIPROIMI – Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati. L’accesso al Sistema è riservato ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. I richiedenti asilo non ne hanno più accesso, restando in balia di forme di accoglienza privatistiche, prevalentemente incapaci di garantire una presa in carico olistica della persona e un’intesa con i territori e con la popolazione autoctona. Il tema dell’immigrazione torna come emergenziale.

L’attuale modello SAI, introdotto dal d.l.130/2020, tende a ricalcare quello degli SPRAR, reintroducendo la possibilità per i richiedenti asilo di accedere ai percorsi della seconda accoglienza in un’ottica inclusiva e richiamando il precedente modello virtuoso di accoglienza.

Oggi la rete SAI conta 847 progetti, coinvolge più di 1800 Comuni, centinaia di enti del Terzo Settore, garantendo circa 39000 posti.

Gli oltre ottocento progetti a livello locale svolgono un lavoro “necessario” per dei territori e una società che non sembra essere ancora pronta e capace di “accogliere” senza un alto livello di mediazione. I progetti di accoglienza puntano all’autonomia delle persone e dei territori. Autonomia è incontro, scambio e confronto.

Favorendo l’incontro e il dialogo tra mondi e punti di vista differenti, chi opera nell’ambito dell’accoglienza immagina e produce nuovi modelli sociali e culturali, trasforma il presente, modifica il proprio punto di vista e quello dell’altro, evita la cristallizzazione di persone in categorie sociali e riduce il rischio di emarginazione e stigmatizzazione.
Il lavoro dell’accoglienza portato avanti in questi venti anni dalla rete SAI è cura delle relazioni, studio e messa a punto di strumenti pratici e nuove prassi che permettano di avviare lenti ma quotidiani cambiamenti sui territori.

L’incontro inevitabilmente può produrre un conflitto, determinato dalla non conoscenza, dalla paura, dalla non comprensione. Nella migrazione succede spesso che le persone, arrivate in un nuovo territorio, sentendosi sradicate, marginalizzate e senza appigli, si aggrappino a “tradizioni” probabilmente mai state prima così centrali nelle loro vite e in questo modo rischiano un ulteriore isolamento sociale. Dall’altro lato la nostra società non sempre è attrezzata per accogliere persone provenienti da altri contesti, non è facile comprende la complessità che è insita in ciascuna persona.
Risulta indispensabile un alto livello di mediazione: aprire spazi di confronto dove le differenze, reali o immaginate, possano coesistere, trovare punti di contatto e generare nuovi equilibri, invece che cristallizzarsi e tramutarsi in scontro.
La sfida dell’accoglienza è quella di ridurre il trauma sul territorio, l’istinto di chiusura, il principio di “conservazione” che ciascun individuo, a determinate condizioni, tende ad attivare, favorendo un livello di incontro da cui possono nascere nuove possibilità economiche e sociali, a vantaggio di tutti.

Dal 2014 il Consorzio Sale della Terra ha scelto di dedicarsi alla presa in carico di richiedenti asilo politico e rifugiati aderendo alla rete SAI, in collaborazione con piccoli comuni in un’ottica di welfare inclusivo, a vantaggio sia dei migranti sia delle popolazioni autoctone e con uno sguardo rivolto allo sviluppo dei territori.
Abbiamo accolto oltre 500 richiedenti asilo e rifugiati di diverse nazionalità, 500 volti, 500 storie.
Equipe multidisciplinari, costituite da operatori specializzati, sono quotidianamente impegnate con ogni singolo ospite in un processo di co-costruzione di un progetto individuale. Obiettivo cardine è favorire un percorso verso la riconquista della propria autonomia attivando processi di empowerment attraverso i quali le singole persone
possono ricostruire le proprie capacità di scelta e di progettazione, riacquistare la percezione del proprio valore, delle proprie potenzialità e opportunità. Al centro dell’accoglienza la persona stessa, la quale non è beneficiaria passiva di una serie di servizi, ma protagonista attiva del proprio percorso di accoglienza.

Oggi la nostra rete Sale della Terra consta di 18 progetti SAI, con ampliamenti in 7 ulteriori comuni.
La cura delle relazioni, lo sforzo continuo nell’attivare ponti e nel favorire lo scambio tra le persone e i territori restano i pilastri attorno ai quali provare a immaginare, a progettare, a costruire nuove forme di inclusione sociale.
Come ha ricordato Matteo Biffoni, delegato ANCI Immigrazione e Politiche per l’Integrazione il Ventennale rappresenta l’occasione per aprire una riflessione collettiva sulla strada fatta e sulla direzione da intraprendere.

“Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.”
Susanna Tammaro

📷 Le foto di Gianpaolo De Siena risalgono all’incontro di coordinamento dei SAI “Sale della terra” dello scorso ottobre