di Gabriella Debora Giorgione – Quella notte ha pensato di morire.

E’ il 15 ottobre 2015, l’acqua violenta e i lampi e i tuoni, nel letto dell’ospedale in cui era ricoverata, per un attimo le hanno fatto temere il peggio.

Antonella Milano è la Coordinatrice del Progetto SAI di Petruro Irpino ed è componente dell’Ufficio gare della Rete di Economia civile “Sale della Terra”.

Nasce e vive a Sant’Angelo a Cupolo, mamma insegnante elementare, papà operaio specializzato al Monopolio tabacchi di Benevento: «Abitavamo vicinissimo a Benevento, ma io sono sempre stata una “campagnola”», dice di sé, e mi spiega che ancora oggi abita, con suo marito e i suoi due figli, accanto alla casa paterna.

Ragazzina vivace, Antonella, di carattere forte e tenace, ma con una inclinazione all’ascolto e alla vicinanza all’altro che lei esprime con la sua passione e la sua militanza politica attiva.

Il “colpevole” di questa passione è suo zio, Paolo Visconti (attualmente presidente della Cooperativa di comunità di Petruro Irpino, ndr): è con lui, infatti, che cominciano i suoi 15 anni di attivismo politico. Manifestazioni, volantinaggio, organizzazione dei pullman per andare ai cortei, i banchetti la domenica, Antonella è una “pasionaria” dei Democratici di Sinistra.

Sono anni che vive intensamente: si diploma e subito dopo inizia a lavorare alla Coldiretti e poi anche alla CIA, incarichi incentrati sviluppo locale legato al turismo e all’agricoltura.

L’Università però era un sogno nel cassetto, Antonella non molla e a 24 anni si iscrive all’Università. La sua tenacia la porta a laurearsi in Giurisprudenza nel 2004, dopo essersi sposata e nonostante problemi importanti durante la prima gravidanza. A letto, immobile, Antonella studia e scrive la tesi incentrata sulle politiche comunitarie dello sviluppo locale, discutendola esattamente un anno dopo la nascita del bambino.

Alle amministrative del 2011, Antonella Milano, dopo 13 anni di militanza attiva, si candida alle comunali di Sant’Angelo a Cupolo. Lo zio Paolo, nel frattempo, diventa Consigliere provinciale, mentre suo marito Angelo è Segretario del Partito Democratico.

Il risultato elettorale è quasi imbarazzante: risulta la più eletta. Suo marito si dimette mentre, da Vicesindaca, Antonella ottiene la delega alle politiche sociali, è componente dell’Ambito di competenza e comincia la sua conoscenza con i problemi, anche burocratici e di governance, delle fragilità e delle vulnerabilità. Due anni di grandissimo lavoro in prima linea, al termine dei quali però Antonella è costretta a lasciare l’incarico e si dimette. Le restano il patrimonio umano e di relazioni che negli anni aveva costruito.

Arriva la seconda gravidanza, i medici le sconsigliano di portarla avanti perché la sua vita potrebbe essere in pericolo. Antonella sceglie di andare avanti, un anno di malattia grave, che la costringe anche a rinunciare alla sua professione di avvocato. E’ subito ricovero in ospedale, le sue condizioni peggiorano. Siamo al 15 ottobre 2015, Antonella supera quella notte, il bimbo nasce a novembre, ma ad Antonella occorrono ancora mesi per potersi riprendere del tutto. L’incrocio di Antonella con la storia “Sale della Terra”, però, era silenziosamente avvenuto nel fango e tra le pale dell’alluvione.

Nel frattempo infatti, suo cugino, Marco Milano, stava lavorando in Caritas Benevento con la quale il Comune di Petruro Irpino stava cominciando i percorsi di accoglienza. E’ un attimo: ad Antonella viene proposto di lavorare, come operatore legale, nel progetto SPRAR di Petruro.

«Ricordo una delle prime riunioni di équipe – dice Antonella – eravamo donne lavoratrici con i passeggini a fianco e i bambini che vociavano felici. Non mi sembrava vero. Per anni avevo lottato, in politica, in difesa delle donne e dei loro diritti ad essere lavoratrici e anche madri senza subire conseguenze negative sul posto di lavoro o nella carriera. Io, invece ero lì, con mio figlio a fianco, e lavoravo serena e normalmente!».

Siamo in Zoom, ma gli occhi di Antonella mi arrivano dritti al cuore. E poi aggiunge: «Quando andai in Caritas, da Angelo Moretti, a firmare il contratto, ricordo le parole di don Nicola “Non stai firmando un contratto, Antonella: stai sposando una missione”. Aveva ragione. Dopo cinque anni posso dire che aveva perfettamente ragione. Tutto quello che per me era stata solo teoria politica di militanza, in questo lavoro, in questa comunità, si traduce da cinque anni in fatti concreti. E questo mi ha completamente cambiato la visione della vita».

La matita spessa azzurra che le incorniciava gli occhi adesso è più sottile, un po’ consumata dai ricordi e dal pizzico di emozione che, durante il racconto, è salita anche in una roccia come lei.