Seleziona una pagina

di Gabriella Debora Giorgione –
Seduto comodo sul divano, parla con lentezza e tempi di riflessione, nel silenzio totale di casa sua.
Ma veramente è Francesco Giangregorio, il Direttore generale della Rete di Economia civile “Sale della Terra”?
Ha appena finito di riparare la lavatrice di casa da un piccolo guasto «Mi piace fare i lavori in casa: sistemare i mobili montarli, lavori manuali, insomma», apprendo con sorpresa.
Esce da un periodo personale e lavorativo molto intenso e duro, Francesco. Il tono della voce però accompagna la distensione del sabato pomeriggio e prelude alla domenica di relax in famiglia che lo attende.
Giangregorio, “Giangre” come tutti lo chiamano in “Sale della Terra”, è uno dei volti famosi dell’alluvione del 15 ottobre 2015. In quei giorni, come tutti, ha fatto di tutto: dal front-office al responsabile del dormitorio.
Solo venti giorni prima di quel 15 ottobre – che peraltro è anche la sua data di nascita – Francesco era da poco rientrato a Benevento dopo un lungo periodo vissuto a Roma dove lavorava presso uno studio legale. Prima di Roma, c’era stata Milano dove si era trasferito subito dopo la Laurea, nel 2010.
Per il resto, una vita trascorsa a Benevento: le elementari alla Pacevecchia, le medie alla Federico Torre, il Liceo Classico al Giannone: il triangolo perfetto della Benevento centralissima.
«In realtà però io ho frequentato diversi quartieri e diversi gruppi di Benevento: ero un ragazzo proprio molto vivace, avevo un mare di amici, soprattutto più grandi di me perché uscivo sempre con i miei fratelli», mi rivela.
Francesco è il quarto figlio di casa Giangregorio: prima di lui Vittorio, di 13 anni più grande, poi Giovanni (GiòGiò) e l’unica femmina, Ketty.
Papà Gennaro è architetto, tessera n.6 dell’Ordine degli Architetti di Benevento, figlio di un professore: «È partito con una scrivania e una matita in mano e si è fatto da solo», dice orgoglioso Francesco.
Una famiglia «divertente», la definisce Francesco, un caos allegro di parenti e soprattutto di amici di noi quattro fratelli.
Con buona pace di mamma Mariateresa, che di cognome è Fiscarelli e che è stata per anni una insegnante, ma soprattutto la Presidente del volontariato vincenziano provinciale: dunque, una vera autorità, in città.
E se la mamma gli ha donato la fede che «Ti dà la forza di reggere agli urti della vita», è dal papà che Francesco assorbe la passione per i viaggi: «Almeno due-tre volte l’anno papà ci metteva tutti sul camper e ci portava in giro per il mondo».
Ma non pensiate ad “un” Camper: quello era “Ketty”, era “il” camper interamente disegnato da papà Gennaro e realizzato su misura per farci stare una famiglia allegra e caotica di sei persone.
Forte dei viaggi vissuti da ragazzo, Francesco ha poi guidato quello stesso Camper, ribattezzato “Ventotene, il Camper del Welcome”, nel viaggio verso i piccoli comuni italiani, tra il 2018 e il 2019, per far conoscere il “Manifesto per una Rete di Piccoli Comuni del Welcome”.
«Era una Benevento diversa», dice Francesco, che spiega: «Si stava molto per strada tutti insieme, c’era proprio una socialità diversa». Forse è per questo che anche per l’Università sceglie di restare. Giurisprudenza: per la triennale, una tesi sul peculato in Diritto penale; per la Specialistica, una tesi sulle emergenze rifiuti in Campania in Diritto penale ambientale. Poi arrivano due Master: uno in Criminologia, con una tesi sul tema della devianza minorile svolta con Amato Lamberti, l’altro in Scienze forensi, con una tesi sulle infiltrazioni mafiose a Roma elaborata con il giudice Ferdinando Imposimato.
Finiti gli studi, Francesco va a Roma, per fare esperienza forense. Ci resta per tre anni, ma non è soddisfatto. Nel frattempo, riprende la storia d’amore della sua vita con Eleonora, figlia di un Questore, conosciuta durante gli studi universitari a Benevento: un rapporto forte e appassionato, ma anche un po’ burrascoso che li aveva portati a separarsi per qualche anno. Si rivedono ad un concerto di Vasco Rossi, a Roma. Da allora non si lasciano più perché l’amore che li unisce è talmente forte da far loro superare anche la sorpresa dell’arrivo inaspettato di Mena, una piccola peste in formato bambola bionda occhi azzurri che ha fatto impazzire di gioia entrambe le famiglie.
«Era il momento di cercare un lavoro stabile, la piccola stava per nascere. Ho provato il concorso di Commissario, ma purtroppo è andato male. E così mi è venuto in mente Angelo Moretti, che conoscevo bene perché anch’egli, come mia mamma e come me, era un Vincenziano», dice Giangregorio.
Francesco cerca Angelo per chiedergli consiglio e Moretti, sapendo della sua specializzazione in Criminologia, gli offrì una collaborazione dapprima volontaria nel progetto “Liberare la pena”, che si occupa del reinserimento di persone detenute o in uscita dalla detenzione.
«Quando devo venire?», chiese Giangregorio.
«Anche domani, in Caritas. Noi iniziamo alle 8.00 con le lodi», rispose Moretti.
Da lì, un crescendo: Responsabile del Dormitorio e del Front-office, poi Coordinatore del progetto Sprar di Chianche, poi Coordinatore delle Cooperative di Comunità “Sale della terra”, fino alla Direzione generale dell’intera Rete di Economia civile.
«Per la prima volta nella mia vita, per lavorare non ho dovuto chiedere niente a nessuno, mi hanno dato fiducia perché hanno creduto in me e questa cosa non ha prezzo, è il massimo che si può avere nella vita. In questo modo, una persona si sente davvero “libera”», dice con forte convinzione Francesco.
E quando gli chiedo “chi” sia oggi “Sale della Terra”, un po’ ci pensa: «”Sale della Terra” è la dignità ridata alle persone che ci lavorano, è una “restituzione” che la società non ti dà», conclude. E mentre ci salutiamo, sulla porta di casa gli esce che forse una cosa che gli manca oggi in “Sale della Terra” sono «I momenti di riflessione spirituale».
Chiudo la porta e, accidenti sì, lo ricordo anche io il momento delle lodi, tra sonno e freddo della Chiesa di San Pasquale, ogni mattina le stesse eppure ogni mattina così diverse, che ti scioglievano la tensione interiore, mentre la fila di noi risaliva per la scala stretta che sfociava nella sala formazione che subito profumava di caffè, mentre le battute di don Nicola De Blasio già mettevano in moto le giornate dure, ma vive.