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Accogliere, integrare, ospitare, generare valore per il territorio: succede alla Caritas di Benevento. Dati, numeri e storia di un progetto di economica civile che valorizza i piccoli comuni e le aree interne. E sta facendo scuola.

Un piccolo, efficiente ecosistema di economia civile. Accade a Benevento, nel consorzio Il Sale della Terra: onlus che riunisce quindici fra cooperative, cooperative di comunità e imprese sociali. Realtà capaci di generare un valore di produzione di 2 milioni e 400mila euro, dando impiego stabile a 186 persone nel comparto del turismo, dell’artigianato, dell’agricoltura, accogliendo al tempo stesso centinaia di migranti e reinserendo nella vita attiva decine di ex detenuti.

Un modello aperto alle sfide
Tutto ruota attorno a una parola chiave: accoglienza, che qui declinano con un termine inglese “Welcome”. Nel Sannio, spiega Angelo Moretti, da quasi un decennio coordinatore delle attività della locale Caritas diocesana, «abbiamo scelto di cogliere e accogliere». Cogliere le opportunità che la crisi economica e occupazionale ha offerto, «ovvero la possibilità di andare davvero e con efficienza verso il modello di un’economia solidale» e accogliere. Come? Attraverso una rete di comuni attivata per far fronte al tema e ai problemi delle nuove migrazioni.

«Welcome è la parola che usiamo per definire questo modello: è il benvenuto che si dà all’altro e il benvenuto che l’altro ci dà, facendosi portatore dell sfide che il futuro ci pone», prosegue Moretti.

È l’11 luglio 2016. Angelo, Fabio, Roberto e Donato sono presidenti di quattro cooperative: Il Melograno, Delfini di Terra, La Solidarietà e Lentamente. Le prime tre sono coop sociali, l’ultima è una cooperativa agricola.

Hanno una storia di impegno sociale e credono in nell’economia civile come occasione di coesione sociale. Di Angelo Moretti abbiamo detto. Fabio Garrisi, giovane avvocato, è oggi il responsabile del Settore Progettazione e Mondialità di Caritas Benevento. Roberto Ciarlo a Benevento è da sempre un punto di riferimento nell’impresa sociale. Donato De Marco, invece, è un punto di riferimento per l’agricoltura inclusiva: da anni si dedica al suo Orto Sociale, «un ampio terreno agricolo strappato alla destinazione che lo voleva trasformare in parcheggio». In un territorio dove ognuno fa (magari molto bene) il suo, ma non dialoga, la vera rivoluzione è stata e mettere in sinergia le realtà sociali del territorio.

Il Consorzio di Cooperative “Sale della Terra” Onlus è nato così. Con una supervisione etica («se si parla di etica, la prima regola è praticarla»), affidata a don Nicola De Blasio che della Caritas diocesana di Benevento è direttore.

I numeri
I numeri non sono tutto, ma talvolta servono per capire più di tante parole. In un Sud dove l’emergenza lavoro è sempre più endemica e radicata, e le parole si sprecano, il Consorzio offre attualmente impiego a 180 persone: 14 amministrativi, 10 psicologi, 14 fra assistenti sociali e mediatori culturali, ma anche addetti alle pulizie, cuochi, baristi, operatori legati, addetti al market solidale…

Dei 2 milioni e 400mila euro di valore prodotto, oltre il 50% proviene dall’artigianato, il 40% dall’agricoltura e il restante 10% dall’accoglienza turistica. L’agricoltura sociale ha una produzione complessiva di 116mila quintali, 60% di fresco e 50% di trasformato (in particolare: 960 litri d’olio di oliva).

L’artigianato è una realtà importante sul territorio per la produzione di oggetti regalo e articoli di falegnameria, mentre il comparto turismo del Sale della Terra, attivato il primo gennaio 2018, si pone come obiettivo quello di promuovere l’incoming sociale e proporre agli ospiti viaggio dentro l’esperienza dell’accogliere. Le strutture della rete consortile attualmente dedicate al turismo sono principalmente il Borgo Sociale di Roccabascerana e l’albergo diffuso di Campolattaro.

Grazie alla cooperazione con le realtà già presenti sul territorio, la proposta si compone di pacchetti turistici esperienziali, didattici e gastronomici; si cerca inoltre di incentivare i campi di volontariato: per l’estate 2018 sono previsti 14 campi suddivisi in 7 strutture.

Oltre al soggiorno i pacchetti possono comprendere la partecipazione ai laboratori di falegnameria e sartoria, escursioni tra i boschi e trekking. Sono già 103 (l’80% giovani sotto il 25 anni) le persone che hanno prenotato. E nel frattempo hanno visto la nascita lo Charity Shop e l’Albergo diffuso, gestito da 60 persone in situazioni di fragilità personale. Un ottimo inizio e un modello efficiente in continua espansione.

Il Sud: una terra per restare
Il sociale a Benevento è stato in grado di passare dai buoni propositi a un progetto integrato di accoglienza e innovazione, per «trasformare il Sud in una terra dove restare». Il mezzo è stato e rimane il lavoro. Sono nati così, anche i progetti pionieristici delle due Cooperative di Comunità, una Chianche, l’altra a Petruro Irpino: giovani migranti e giovani autoctoni si sono uniti, per la propria comunità, per renderla forte e darle futuro, avviando la coltivazione di terre incolte, cominciano a formarsi per coltivare vigne e uliveti e per offrire servizi nei Comuni dove abitano.

Intanto le Cooperative del Consorzio aumentano di numero, e tra le opere della Caritas e le azioni del Consorzio “Sale della Terra” ormai è difficile fare distinzioni. Nelle realtà gestite dalle Cooperative del Consorzio vivono e lavorano persone fragili, migranti, persone in misura alternativa alla detenzione e detenuti, giovani che hanno trovato il proprio percorso di vita e giovani che lo stanno ancora cercando.

Welcome: un manifesto per aggregare
L’attività del consorzio si è inoltre data un patto nel “Manifesto per una rete dei piccoli Comuni del Welcome”. Sono punti concreti di impegno per l’accoglienza di chi arriva, e per chi rimane, capaci di coinvolgere accanto alla società civile quella parte delle istituzioni che ha più a cuore il benessere comune. Sono già 14 i comuni della rete-Welcome.

Nel 2017, alla scadenza del bando nazionale Sprar, Benevento risultava la prima provincia in Italia per numero di progetti vinti, in totale quasi 9 milioni di euro che ricadranno su «territori spopolati, abbandonati, sulle terre incolte, nei Comuni delle finestre chiuse e dei cartelli “vendesi” ai balconi», spiegano dal Consorzio. Per gestire uno Sprar – questa la generatività concreta del progetto beneventano – ogni comune si è impegnato a assumere giovani residenti, destinati altrimenti a emigrare per trovare lavoro.

I Comuni che hanno firmato il Manifesto promosso dal Sale della Terra sono attivi anche nelle progettazioni sul REI e sui PTRI. E cominciano a emanare regolamenti no slot per limitare il devastante sradicamento prodotto dalla diseconomia dell’azzardo. «Accogliere significa rigenerare il legame sociale», spiegano dalla Caritas. Una lezione di economia civile per il Paese.