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Alla fine i ragazzi hanno preso possesso del palco ed hanno gridato.
Hanno gridato il dolore ma anche la speranza, alcuni hanno parlato di sè e del loro sentirsi “ultimi della classe” e dei tesori che hanno dentro ma che non sanno esprimere o  non vengono coltivati.
Si sono rivolti ai docenti presenti come si fa verso qualcuno a cui si vuole bene e da cui ci si aspetta tanto e i docenti ascoltavano commossi i loro ragazzi e  ragazze che finalmente avevano preso il coraggio di parlare.
L’aula era stata “rotta”, come aveva invitato a fare il prof. Ugo Morelli durante uno dei suoi interventi formativi, e nessuno aveva intenzione di ricomporla, tutti i presenti hanno ben capito che la salvezza può arrivare solo da una scuola che smette di essere “sicura da morire” ed inizia a navigare dentro le acque insicure della vita reale, le uniche acque necessarie per poter trasformare un “io” fragile in un “noi“ forte.

I due giorni di formazione delle Sentinelle dell’Inclusione del progetto “PFP con Budgtet Educativi” hanno lasciato un segno profondo ed hanno concesso agli studenti, ai docenti, e agli educatori di poter vivere insieme una verità: nessuno si salva da solo.
La scuola non si salva da sola: la complessità in cui siamo immersi tutti, dai dirigenti didattici alle famiglie, dagli studenti al personale ausiliare, è tale da rendere l’esistenza individuale, come scrive Salman Rushdie, un edificio pericolante che rischia sempre di crollare al primo fallimento.
Svolgere un programma didattico non è affatto una questione facile mentre le vite si spezzano ed  attraversano nuove sfide a cui l’istruzione pubblica non sembra ancora essere preparata.
Le famiglie non si salvano da sole, il grado di coesione familiare degli studenti è sempre più basso, il processo di povertà educativa che da venti anni si è innescato come una spirale porta a “non credere”: i figli delle condizioni di povertà e precarietà non ci credono che davvero si possa fare tutto il percorso di istruzione e uscire da quella povertà. O si smette di credere o si crede alla fortuna che arriva tutta insieme, come una magia, come un gratta e vinci che porta al “cash”. Si abbandonano i percorsi lunghi dello studio perché si perde facilmente la fede negli esiti positivi a cui un impegno costante può portare, perché la scuola “seleziona”’ed alla fine gli ultimi tendono sempre a restare ultimi, tanto vale guardarsi intorno subito.
Il territorio e le sue agenzie educative e del terzo settore non si salvano da sole, con la loro offerta formativa rischiano di essere parte di un territorio privatizzato in cui accede solo chi può permetterselo, perché diventino pubbliche sarà necessario che esse stesse siano considerate “componenti stabili della scuola”, come accadeva ad Atene, come ha ricordato Morelli, dove la democrazia si praticava e si formava nel cuore degli ateniesi come una fede, perchè tutta la città era una aula.

Guidati dal prof Piergiuseppe Ellerani, dagli educatori del progetto PFP, dai soggetti cogestori dei Budget Educativi, come la compagnia teatrale Solot, la Cooperativa Agricola Lentamente, dai rapper Lucariello e Shark Emcee, studenti e docenti hanno contemporaneamente riscoperto i propri  talenti ed hanno siglato un patto simbolico: pur restando diversi nei ruoli, siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo essere tutte e tutti delle Sentinelle dell’Inclusione, come le ha volute definire lo psichiatra Angelo Righetti nel progetto.

La Sentinella è colei che vede e non tace. 
Che avvisa gli altri, che a volte usa anche la rabbia per svegliare la comunità intorno e difendere chi non ha soldi per i libri, chi si è chiuso in casa da troppo tempo, chi sta decidendo di abbandonare, chi vive un disagio familiare più grande di quello che la sua età può sopportare.
Le nuove soft skills, le abilità leggere e trasversali che secondo le nuove linee guida ministeriali dovrebbero essere acquisite dal corpo docenti, hanno qualcosa di profondamente antico dentro e richiamano a Sagunto, alla sua esperienza di città inespugnabile che alla fine  ha portato i saguntini a morirci dentro, proprio perché le mura erano così invalicabili da trasformarsi nella tomba della città “sicura da morire”.
Con le soft skills la scuola intera si riscopre un’aula dentro un territorio che la supera, e dentro questo territorio i PEI, i progetti educativi individualizzati,  non sono che appunti che balbettano qualcosa rispetto alla complessità in cui siamo immersi. 

La promessa finale che si scambiano tutti i presenti arriva alla fine, dopo aver ascoltato tutte le performance preparate ed improvvisate dagli studenti: il progetto “PFP con Budget Educativi” non ripeterà l’errore di Sagunto. Questo ponte levatoio abbassato tra la scuola “fortezza” ed il territorio “privato” non verrà più rialzato, resterà sempre abbassato e non “per progetti”, per attività intermittenti di teatro, di musica , di sport, che non si innestino nei progetti di vita degli studenti.

Il ponte resterà abbassato per consentire alla scuola di essere un po’ più intima e privata, personalizzando i percorsi per ciascun ragazzo, andando oltre il pei, ed al territorio di essere maggiormente pubblico, accreditando le tante agenzie educative nell’unica grande aula che è la città, agenzie che solitamente sono chiamate solo per compiere attività puntiformi e slegate dall’offerta formativa complessiva.

Su questo ponte levatoio abbassato cammineranno, verso il dentro e verso il fuori, le nuove sentinelle dell’inclusione, che da ieri potranno rendere diversa la scuola del futuro di questa città.

Ma la realtà non ha risparmiato la due giornate ed è venuta a bussare due volte e con decisione: un genitore è venuto a riprendersi al Centro La Pace la propria ragazza che è stata raggiunta da un provvedimento di sospensione dalla scuola, mentre i Carabinieri sono andati a prendersi un ragazzo di 18 anni per portarlo a Capodimonte per i suoi continui litigi familiari violenti.
La realtà bussa, le Sentinelle urgono.

Angelo Moretti Coordinatore generale del “Progetto PFP Progetti Formativi Personalizzati con Budget Educativi”