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di Angelo Moretti su AVVENIRE

In un suo recente editoriale per “Avvenire”, Mauro Magatti si fa portavoce di una importante convocazione delle istituzioni europee. Egli avanza «la proposta di una conferenza straordinaria dei Capi di Stato e di governo dell’Unione europea sulle implicazioni politiche della crisi in corso», da convocarsi ad elezioni appena avvenute.

Secondo l’auspicio dell’autore, questo meeting, inedito come i tempi che viviamo, dovrebbe essere propulsivo di «linee comuni di una azione politica su cui il prossimo Parlamento e la prossima Commissione potranno poi effettivamente lavorare. All’interno di una cornice politica discussa e decisa insieme».

Mi permetto di riallacciarmi a questo “desiderio di indirizzo”, che condivido appieno, per sottolineare l’urgenza che i Paesi membri avviino da subito interlocuzioni con la società civile europea, ma anche con quella ucraina, moldava, serba, kosovara, armena, azera, e quindi con i corpi intermedi che resistono nei luoghi del conflitto, caldo o tiepido che sia.

Se c’è un dato da registrare in questi anni, in Ucraina ad esempio, è che il livello organizzativo e propositivo della società civile sta dando una prova di sé senza pari: dall’organizzazione degli aiuti alle evacuazioni, dalla scelta di non chiudere le scuole a quella di non far saltare il festival nazionale del libro a Kiev, questo maggio come quello scorso, dalla difesa dei musei alla promozione dei valori della libertà di espressione. Ed anche di fronte al tentativo di avviare una coscrizione per il fronte, è stata l’opinione pubblica ucraina, compatta per la resistenza, ad esprimere con forza il suo dissenso, piegando in parte la volontà del proprio indiscusso presidente. Ed è dall’Ucraina, da Majdan, che la società civile riunitasi nel Palazzo d’Ottobre, il 15 ottobre scorso, ha chiesto all’Unione Europea di avviare l’istituzione dei Corpi Civili di Pace, alla presenza di parlamentari ucraini, europei ed italiani.

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