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Quando il diritto di un minore a formarsi, a sviluppare capacità e competenze, a coltivare le proprie aspirazioni e talenti è compromesso o addirittura negato, ci troviamo di fronte ad una storia di povertà educativa. Ed è questa la storia che accomuna milioni di bambini e ragazzi del nostro Paese. In Italia, già prima della pandemia, vivevano in povertà assoluta un milione e duecentomila minori, oltre due milioni in povertà relativa. Molti di loro abbandonano la scuola troppo precocemente e vanno ad ingrassare poi la percentuale di quei giovani persi sia dal mondo della formazione che del lavoro, definiti NEET.

Povertà economica e povertà educativa si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Nel nostro Paese il contesto familiare, territoriale e sociale in cui si nasce determina in maniera significativa il percorso di vita di ogni bambino. La possibilità di sognare il proprio futuro, di realizzare pienamente le proprie capacità e di giungere ad obiettivi formativi e professionali di successo sono compromessi dalla propria condizione di partenza. La povertà educativa minorile è un fenomeno complesso.

La risposta deve avere a che fare con la complessità, rinunciando alla tentazione della semplificazione. È indispensabile abbandonare il pensiero che ci si salva da soli. Cè bisogno di avere uno sguardo ampio e di stringersi in alleanze attorno ai più piccoli e alle famiglie. Per contrastare le fragilità, vanno messe in campo tutte le risorse disponibili. E la risorsa necessaria è la comunità che quando si riconosce come tale diviene educante e generativa.

Queste le parole di Milena MarroccoPedagogista e Referente del progetto PFP (Progetti formativi personalizzati) Fondi con metodo dei Budget Educativi gestito dalla cooperativa sociale Viandanza come nodo di una rete progettuale molto più ampia, radicata in buona parte del territorio nazionale.

Il progetto, finanziato dalla Impresa Sociale Con i bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha l’intento di mettere a servizio delle scuole interventi personalizzati per offrire chance educative altrimenti negate agli studenti del territorio. Intende rafforzare un processo già in atto di dialogo e alleanze, riconoscendo che la scuola, le famiglie, le istituzioni, la Chiesa, il privato sociale e il mondo associativo, non sono mondi a se stanti, ma nodi tra nodi di un’unica rete umana e civile.

È in questa ottica che giovedì 18 novembre si è tenuta presso Palazzo De Vio a Gaeta una giornata di formazione per i docenti di ogni ordine e grado promosso dalla Pastorale Scolastica dell’Arcidiocesi di Gaeta, diretto dal Prof. Ugo Tomassi.

Una giornata ricca di contenuti e scambi nella quale la scuola si è ricavata uno spazio e un tempo per approfondire uno spaccato di realtà, offrire la propria esperienza e mettersi in dialogo. Il progetto, già attivo su Fondi, prenderà sempre più il largo anche verso l’area di Formia, Gaeta e Minturno con il chiaro obiettivo di innescare processi generativi più che di realizzare singole iniziative.