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Quelli che viviamo sono tempi duri per il settore agricolo e lo stiamo vedendo con le proteste di questi giorni da parte degli agricoltori, preoccupati dall’aumento dei costi e dalle stringenti normative comunitarie.

Nella nostra Rete la chiamiamo “Agricoltura Coesiva” perché siamo convinti, ancor di più in questo periodo, che una “buona” agricoltura, oltre ad essere fondamentale per la nostra salute e per il nostro sistema economico, rappresenti lo strumento ideale per creare coesione sociale. E il progetto “Buon lavoro! Azioni pilota per l’inclusione e il protagonismo dei lavoratori migranti”, che vede la nostra rete come partner e la cooperativa Dedalus come capofila, va esattamente in questa direzione: oltre a prevedere diverse azioni mirate a contrastare lo sfruttamento lavorativo, il progetto vuole offrire formazione qualificata e tirocini formativi di sei mesi per l’inserimento in aziende del territorio.

Formazione svolta negli scorsi mesi a Torrecuso, dove le persone prese in carico hanno potuto beneficiare di una scrupolosa formazione pratica nei nostri vigneti e uliveti.

“Ho trovato persone molto motivate, con un ottimo grado di attenzione e di partecipazione per le attività svolte –  le parole di Donato De Marco, direttore dell’Agricoltura Coesiva “Sale della Terra” – e quello che ho notato è la grande necessità, che abbiamo già evidenziato più volte negli ultimi anni, di aprire opportunità per le persone che arrivano dai progetti SAI di Accoglienza Diffusa.

Il progetto, da un punto di vista di qualità degli insegnanti, è stato molto fruttuoso: l’agronomo è molto competente e ha trasmesso ai beneficiari delle basi molto utili.

Il nostro ruolo ora è di fare supporto nell’inserimento: una volta che le strutture hanno trovato i posti dove inserire i ragazzi io potrò accompagnarli e valutare anche le aziende.

Dare dignità agli essere umani e possibilità di avere persone formate alle aziende agricole è lo scopo di questo progetto. Noi ci proviamo, tutti i giorni, a costruire un luogo migliore dove vivere”.