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Presentato alla libreria Zanichelli di Bologna Welfare Meridiano, il nuovo libro del Presidente Angelo Moretti: un dialogo profondo e ricco di spunti di riflessione tra l’autore, il prof. Angelo Righetti, psichiatra, il prof. Piergiuseppe Ellerani, pedagogista docente dell’Università di Bologna, e l’Assessore al welfare di Bologna Luca Rizzo Nervo, sui temi affrontati nel libro

In particolare, la moderatrice e giornalista di Vita No Profit, Anna Spena, si è soffermata sui budget di salute e i budget educativi, espressioni che sembrano solo teoriche e invece hanno applicazioni e esempi reali.

Il tema di fondo è il rapporto tra il welfare e il capitale economico, di fronte ai bisogni non si può agire come player economici, ad esempio trasformando il bisogno di giocare dei bambini nel business di una ludoteca o trasformare il bisogno di assistenza degli anziani in strutture che li separano dalla comunità, anziché trovare delle soluzioni che facciano leva sui legami di comunità, come invece ha fatto Angelo Righetti, che ha sostituito la costruzione di svariate RSA in progetti personalizzati di comunità con servizi a domicilio.

Il welfare meridiano è quel tipo di welfare che che si ricollega al pensiero meridiano di Franco Cassano, in cui il Sud non deve aspirare a diventare nord, ma valorizzare la ricchezza dei legami di comunità.

Come diceva Bauman, siamo passati dallo stato sociale allo stato della incolumità personale, per questo motivo lo Stato tende a separare e proteggere l’agio dal disagio, pratica molto comune quando si parla di salute mentale, nelle parole di Righetti “la stigmatizzazione è un processo difensivo dalla diversità”.

Il budget di salute consente di lavorare non solo sul bisogno, ma sul sogno, che oggi non viene più considerato in una società funzionalista, ma la personalizzazione è un’utopia che sta funzionando al Sud, in particolare in Campania e in Sicilia, e si può costruire combattendo un modello che privilegia la remunerazione del capitale le corporazioni sanitarie piuttosto che i bisogni delle persone.

Rispetto ai budget educativi, il prof. Ellerani esordisce definendoli figli dei budget di salute e cita l’idea della restanza di Vito Teti in relazione allo sviluppo delle aree interne del sud, che è di tipo relazionale, ad esempio un borgo che si spopola ha bisogno di recuperare la memoria, che è patrimonio e valore della comunità, un sogno che le città hanno costruito e che ormai hanno perso.

I budget educativi credono nella connessione tra le persone che sono disperse e potremmo perdere, e sono lo strumento per attuare questa connessione personalizzando i percorsi educativi, sviluppando competenze che la con la scuola potrebbero disperdersi.
Il ruolo della scuola è creare relazioni con i territori, e interrogarsi sul perché disperde tanti ragazzi.

All’assessore Rizzo Nervo il compito di rispondere alla domanda di Anna Spena su come la PA possa sviluppare le reti territoriali citate: la risposta è nell’accettare la complessità con una comprensione vera e profonda dei bisogni delle persone.

Il welfare viene visto come un servizio a domanda individuale che avrà un livello di soddisfazione individuale, il quale però non rispecchia necessariamente il livello di soddisfazione della comunità, in quanto la comunità non è solo un insieme di bisogni, ma è anche la risposta ai bisogni.

Le classifiche sono formulate secondo una logica prestazionale e nn ci forniscono l’outcome di benessere della comunità, quindi è presente il dubbio che nn sia tutto sevizio il vero welfare, ma al contrario, il welfare deve considerare le persone come cittadini e non come semplici utenti di un servizio, e superare il concetto di “modello” inteso come gabbia nella quale inquadrare i servizi e chi può o non può accedervi. Risulta pertanto molto importante che lo Stati lasci dei vuoti, vuoti che appunto possono essere colmati dalla comunità e dai suoi legami.