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Ieri pomeriggio, presso il Circolo della Stampa di Avellino, si è tenuta la presentazione del libro dell’autore Antonio Sauchella, “Alba di carta. Memorie di una prigionia”.

Antonio lo conosciamo molto bene, attualmente lavora come operatore socio sanitario al Borgo Sociale di Roccabascerana e la sua opera è la testimonianza della sua storia di vita, dall’esperienza cruda del carcere (o meglio, delle carceri, nelle quali è stato per più di un anno, tra Montpellier, Rebibbia e Poggioreale) al rifugiarsi nella scrittura, definita in quel momento buio come “terapeutica”, in quanto gli ha consentito di “evadere da quelle mura e dal buio” e di riflettere sul “senso di colpa per aver lasciato soli i due figli”.

All’incontro, moderato dalla giornalista Katiuscia Guarino, erano presenti e sono intervenuti, oltre all’autore, anche il presidente dell’Unpli Campania Tony Lucido, il presidente dell’Unpli Avellino Giuseppe Silvestri, la responsabile dell’Osservatorio carceri della Campania l’avvocato Giovanna Perna, la direttrice del carcere di Bellizzi Irpino Rita Romano, la dirigente scolastica Mirella Napodano e il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello.

“Bisogna avere coraggio di fare delle cose che possano cambiare la mentalità sul mondo della detenzione – le parole di Samuele Ciambriello, che ha sostenuto in più occasioni il nostro impegno sulla promozione delle misure alternative alla detenzione, con la Piattaforma #LibertàPartecipate, tramite progetti di reinserimento socio-lavorativo, e che insieme alla nostra rete ha firmato dei protocolli di intesa con il Carcere di Benevento prima e con il Tribunale di Benevento e l’UEPE poi – chi tra gli imprenditori e artigiani qui ad Avellino ha il coraggio di prendere in carico un detenuto e farlo lavorare?

Non tutti sono sanno che così si può beneficiare di sgravi fiscali e contribuitivi e fornire, insieme, un servizio alla società. Spesso è il pregiudizio a impedirlo ma occuparsi dell’informazione significa far capire che la giustizia riparativa consente un reinserimento in società e responsabilizzare la persona che ha sbagliato.
Non significa perdonare ma, appunto, restituire alla società”.

“Alba di carta. Memorie di una prigionia” affronta il tema della giustizia riparatrice “a muso duro”, descrivendo nel dettaglio lo stato delle prigioni italiane e francesi, con i loro limiti e le contraddizioni di una società che fa fatica a perdonare chi ha commesso qualche reato: Giovanna Perna nel suo intervento ha posto l’attenzione proprio sulla grande capacità del libro di far riflettere sul tema della giustizia riparativa.