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Mercoledì scorso siamo stati all’ Unisannio per la presentazione del libro “L’economia civile integrale e la primavera delle comunità locali”, Dall’homo oeconomicus all’homo in civitatem a cura del Professore Giuseppe Marotta e del Vescovo S. Ecc.za Mons. Orazio Francesco Piazza
Dopo i saluti iniziali di Gerardo Canfora, Rettore dell’Università degli Studi del Sannio, e di Massimo Squillante, Direttore Dipartimento DEMM Unisannio, sono intervenuti nel corso dell’incontro moderato da Marco Borrillo, giornalista de Il Mattino : Emiliano Brancaccio e Gaetano Natullo dell’Università degli Studi del Sannio ed Angelo Moretti, Presidente “Sale della Terra”. Presenti anche gli autori del libro.
Un lavoro che ci riguarda da vicino, in quanto un intero capitolo è dedicato alle buone pratiche delle nostre Reti, ispirate dai principi dell’economia civile integrale, in cui sono stati applicati, nei piccoli centri affetti da fenomeni di spopolamento , esperienze trasformative del modello di sviluppo economico, realizzate con “sperimentazioni dal basso”, dalle “primavere delle comunità locali”. I percorsi di inclusione sociale di persone fragili tramite i PTRI con Budget di Salute, il recupero di terreni incolti ed abbandonati e le azioni di cooperazione nei piccoli centri delle aree interne, i percorsi di inclusione lavorativa di persone in fasce fragili (dai migranti inseriti in tirocini formativi alle persone ex detenute, detenute o in misure alternative alla detenzione fino ad arrivare alle persone con disabilità): nell’ambito delle azioni citate dal volume, oltre al forte risalto all’interno della nostra Rete dell’impatto occupazionale, con una certa attenzione sia al rapporto paritario di genere che alla scelta di tipologie di contratto durature, viene rimarcata la capacità di ridare vita a luoghi a rischio abbandono.
Il volume vuole dare una risposta all’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e della conseguente necessità di ricerca di modelli alternativi, dedicando ampio spazio all’importanza della relazione e della reciprocità di questa nell’agire economico e sociale dell’uomo. Relazione che dà origine alla vita ed è espressione di un atto d’amore, di un dono. Finalizzata allo sviluppo della personalità, all’autorealizzazione, al conseguimento di obiettivi a livello superiore, come l’armoniosa convivenza in comunità, la relazione rappresenta il perseguimento di un bene comune quale l’equilibrio fra tutti gli esseri viventi che abitano il pianeta: è l’albero della vita e l’autorealizzazione di ciascuna persona persona rappresenta il frutto che nasce e matura nell’albero. L’albero per potersi sviluppare e dare i suoi frutti ha bisogno di nutrimento, di acqua, di cura. La relazione, come l’albero, necessita ugualmente di essere alimentata, curata.
“La cura allora può essere definita come un’azione attiva finalizzata allo sviluppo armonioso della relazione sia fra gli uomini che fra questi e gli altri essere viventi.”
La reciprocità e il dono, che sono i principi cardini dell’economia civile e dell’economia cristiana. La prima consente a tutti i partecipanti di migliorare la propria posizione di benessere complessivo. Il dono, invece, rientra nell’azione di inclusione, di solidarietà praticata nella relazione con la finalità di recuperare chi ne è escluso o è rimasto indietro rispetto alle dinamiche della vita di comunità.
Così come nel rapporto tra l’uomo e gli altri esseri viventi, la reciprocità fa sì che l’uomo riceve da piante e animali cibo, aria, acqua. Prendersi cura degli altri in una logica di reciprocità significa preoccuparsi del loro stato di salute in modo che possano continuare a fornire nel tempo gli elementi per il benessere di tutti. Una comunità integrale è quella che riesce a tenere insieme, in equilibrio dinamico tutte le componenti del sistema naturale.
L’economia civile integrale, allo stesso modo, considera la persona componente di una comunità integrale, come soggetto economico sociale che non tralascia la convenienza ma la orienta al bene comune. Un homo in civitatem che antepone il noi all’io, il bene comune all’interesse personale, la cooperazione alla competizione, la comunità al singolo.
La pandemia e la conseguente profonda crisi economica hanno messo in luce il fallimento del libero mercato, richiamando la fondamentale importanza del welfare quale presidio dei diritti fondamentali per il perseguimento del benessere collettivo; è in questo processo che il Terzo Settore si va affermando sempre più come riequilibratore economico, sociale e territoriale, che mette al centro la persona e le risorse naturali, nuovi modelli relazionali basati sulla reciprocità, sulla partecipazione e cooperazione, alternativi all’individualismo tipico dell’economia di mercato.
Foto: Gianpaolo De Siena