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“INTERNO SUD”: online il primo numero 2022 del magazine di Nelpaese.it
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Di seguito l’intervento del Presidente Angelo Moretti sulle Aree Interne:
“Cos’è che unisce i piccoli comuni della Valle d’Aosta e i piccoli comuni siciliani? Molte caratteristiche sono trasversali. La famosa dorsale appenninica che attraversa l’Italia fa sì che chi arriva nel nostro Paese con l’aereo è colpito dal fatto che esiste un’intera area in cui non si vedono luci. Stesso discorso per le aree centrali della Sardegna, dove c’è un abbandono in atto.Mettere il focus non sul Sud ma sulle aree interne rappresenta un primo punto fondamentale da affrontare quando si parla di cooperazione. La più grande cooperazione negli ultimi anni è quella di comunità: non si tratta nient’altro che di tornare ai legami di comunità, dove si può creare economia. Come direbbe Luigino Bruni la cooperativa non è un’impresa “di tipo animale”, che ha solo il cuore, bensì “vegetale”, con anche radici, come l’identità del luogo che abita.
Il 70% dei comuni italiani conta meno di 2500 abitanti, mentre a livello globale nel 2017 è stato superato il numero degli abitanti della città rispetto a quelli della campagna.
Sono aumentati gli abitanti delle Slams, periferie delle aree metropolitane dove si vive di stenti, di sopravvivenza.
L’idea delle megalopoli che si fa avanti, in assenza di interventi sul modello della cooperazione, rappresentano il modello lineare di sviluppo.

Sono stato in Polonia ed i polacchi mi parlavano della cultura nazionalista e sovranista, con un ritorno a forme di razzismo di strada, sostenuta dall’ideologia di una linea governativa che non è espressione di Varsavia quanto degli abitanti delle aree interne che mostrano una tendenza a chiudersi in sé stessi. Come la Brexit che ha vinto nelle aree interne e non a Londra. Come Trump, che perse nelle grandi città ma dominando nelle aree interne. La campagna non è marginale, anzi: le dinamiche più interessanti e decisive provengono da lì.

Bisogna prendere atto di questa trasformazione.

C’è una rivendicazione dei luoghi lasciati indietro e c’è un protagonismo politico che, se ben governato in sistemi di cooperazione, può fare la differenza. E si può fare con politiche di Welfare, finora erroneamente concepite come una coperta, dove se dai ad una categoria devi rinunciare ad aiutarne altre: ma se invece di una coperta il Welfare viene concepito come comunità coesa allora i piccoli comuni diventano luoghi ideali dove sviluppare il Welfare. Come? Investendo, appunto, in legami di comunità.

Il legame di comunità del sud, dove ci sono poche RSA, ci dice che va investito in quello.
Non si tratta della questione meridionale di quanti soldi vanno al sud, aspirando al modello del nord, ma dobbiamo immaginare un investimento sui nessi culturali del sud. Immaginate gli investimenti sugli asilo nido: ci dicono che il sud non ne ha approfittato ma è una visione che non vede i legami nel sud che sostituiscono la carenza di determinati servizi e su cui vanno fatto degli investimenti che valorizzino tali legami.
Non c’è nulla al sud che non possa diventare Welfare se pensato come legame di comunità. Le aree interne del sud possono così trarre beneficio da una visione nuova delle politiche sociali.”

📌 Qui il video della presentazione di oggi: