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Una nuova visione di welfare, il contatto con le fragilità, il ruolo del sociale, la paura degli ultimi: di questo e di tanto altro si è discusso nel corso della presentazione di “Welfare Meridiano”, l’ultimo libro del Presidente Angelo Moretti, Rubbettino editore, presso la sede della Fondazione Banco di Napoli, in compagnia di ospiti d’eccezione.

Il Prof. Orazio Abbamonte, Presidente della Fondazione Banco di Napoli, introducendo l’incontro ha sottolineato la necessità di superare, nell’intervento sociale, le forme di organizzazione statiche, burocratiche, “spesso più utili a chi organizza che ai destinatari dell’organizzazione”.

“In Welfare Meridiano sono descritte delle modalità di intervento ben definite, lineari nella forma e che hanno la forza di essere basati sull’esperienza – le parole di Carlo Borgomeo, già Presidente di Fondazione con il Sud – una persona che si occupa dei detenuti dovrebbe avere l’obbligo di leggere la parte relativa alla piattaforma Libertà Partecipate, che ha in sé la clamorosa innovazione di fare carico alla comunità del reinserimento degli ex-detenuti. Come l’esperienza del SAI, si tratta di meccanismi collaudati, un esempio di come si dovrebbe agire. E anche sugli altri campi, sono capitoli dedicati soprattutto a chi ci lavora con determinate tematiche, che possono trarre grande giovamento dalla lettura”.

Anche Andrea Morniroli, co-coordinatore Forum Disuguaglianze Diversità e Dedalus Cooperativa, ha elogiato la forma chiara e leggibile del libro, con un linguaggio adatto anche a chi non è del settore, soffermandosi poi sul concetto di paura degli ultimi, spesso utilizzata come motore del consenso elettorale, con l’effetto di disumanizzare le persone: “Restituire umanità con un linguaggio chiaro diventa fondamentale per riuscire a garantire la tutela dei diritti”.

Il welfare rigido, contenitivo e istituzionalizzato – ha proseguito Morniroli – che medicalizza qualsiasi problema sociale, che destruttura parole come prevenzione e territorialità, che propone ricette uguali per tutto il paese, semplicemente non funziona, in quanto non risponde ai reali bisogni delle persone.

L’impianto di welfare che ci propone Angelo in questo momento ci serve come modalità, in quanto dobbiamo ritornare a fare una cosa che non facciamo da tempo in maniera condivisa, e lo dico con le parole di Franco Basaglia, che a un giornalista che gli chiese se pensasse di vincere la battaglia sui manicomi, rispose: è il potere che vince, noi possiamo convincere, e quando convinciamo mettiamo in moto un meccanismo e un processo difficili da arrestare”.

Intervenuto anche il Prof. Francesco Dandolo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che prima ha sottolineato l’importanza di alcuni nomi citati nell’opera, come Giuseppe De Vita, Mario Cassano, Carlo Maria Martini e Don Lorenzo Milani, per poi soffermarsi sul concetto degli scarti: “Nel libro spiccano tanti nomi e tante storie, che ci fanno capire quanto la realtà sia straordinariamente dinamica. Gli scarti nel libro non sono categoria ma emergono come persone. Gli anziani, i disabili, i detenuti, i bambini, i migranti, i rifugiati: realtà articolate con bisogni e soluzioni diverse. Fondamentale l’incontro, il “toccare” la fragilità, farsene una preoccupazione a livello personale, che ti cambia l’esistenza e poi cambia la società. Basti pensare a San Francesco che tocca il lebbroso. Ma questo incontro è un sacrificio? Mi appello al Nuovo Testamento: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Dall’incontro nasce una fedeltà ed è quello che emerge dal libro: non è una parentesi ma qualcosa che rimane per tutta la vita”.