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Dal 2 al 26 ottobre una delegazione del MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta è tornata alla volta dell’Ucraina, a Leopoli, inseime a un gruppo di sindaci di diverse parti d’Italia, con l’obiettivo di cucire una collaborazione con alcuni Comuni ucraini, per supportare questi ultimi nell’accoglienza e nell’integrazione degli sfollati interni e per progettare, insieme a loro, la ripresa dell’economia, del turismo e la ricostruzione tutta della società.

Antonio Luongo, dell’ufficio di progettazione sociale “Sale della Terra”, presente con il Mean a Leopoli, ha cercato di racchiudere nelle seguenti righe le sensazioni provate e le iniziative intraprese con i rappresentanti dei comuni dell’Oblast ⤵️

«Sono circa le 23 ora locale e le zone di frontiera non sono propriamente i posti più ospitali al mondo, lo spazio e il tempo sembrano dilatati. Medyka è un piccolo centro abitato di poco meno di tremila abitanti, dove le case sono strette fra la stazione ferroviaria e il valico di frontiera con l’Ucraina. Siamo partiti dall’Italia di buon mattino in 23, un folto gruppo composto da Sindaci e rappresentanti di piccoli comuni Italiani, membri della società civile, enti del terzo settore, giornalisti. Scopo della nostra missione è quello di mettere le basi per una costruzione della pace a partire dalla società civile, attraverso i principi di cooperazione, sussidiarietà e solidarietà tra popoli europei, le basi su cui è stato fondato il progetto MEAN (Movimento europeo di azione non violenta). Il silenzio surreale della frontiera è interrotto dai miei compagni di viaggio: alcuni, come me, arrivano in Ucraina per la prima volta, curiosi, disorientati, e anche un po’ spaventati, al contrario del resto del gruppo che è al quarto viaggio e per questo appaiono motivati, consapevoli, persone da cui si può imparare molto.

“Il nostro ufficio progettazione darà una mano ai comuni ucraini nell’ideazione di proposte progettuali assieme ai comuni italiani, il nostro apporto sarà fondamentale” queste sono state le parole di Angelo Moretti quando mi ha invitato a partire per questa missione, un forum tra Comuni Italiani ed Ucraini per trovare un terreno congiunto che possa costruire un cammino di ricostruzione condiviso. La progettazione sociale è materia organica, contenitore e facilitatore di istanze provenienti da tutte le parti sociali, dal basso verso l’alto. Un lavoro complesso che mette a sistema contesti e bisogni di un determinato corpo sociale al fine di concretizzare azioni comuni socialmente innovative.

“Già, ma qual è terreno comune?” La domanda che mi attanaglia mentre sono nell’aula magna del seminario greco-cattolico di Leopoli e aiuto ad allestire la sala prima dell’avvio dei lavori. L’espressione serena e serafica di padre Igor, che ci ha dato ospitalità, quelle concentrate di Igor e Violetta, tenaci rappresentanti di Act4Ua, fondazione partner del progetto MEAN e co-organizzatrice del Forum, stonano quasi con i racconti che arrivano in occidente. Forza di volontà e fiducia nel prossimo, penso.

La sessione plenaria dei lavori del forum, che inizia verso le 10, è un momento di intensa formazione umana e culturale: i portavoce del MEAN parlano di progettazione partecipata, dialogo condiviso, costruzione di ponti di solidarietà concreti tra comuni italiani e reciproci ucraini, “Ogni comune italiano può prendere singolarmente un comune ucraino per attivare processi solidali di dialogo per la pace.” Igor e i rappresentanti dei trenta comuni dell’Oblast di Leopoli, con estremo pragmatismo ci descrivono la situazione degli aiuti umanitari e la gestione degli sfollati (al momento nell’Oblast sono presenti circa 700.000 rifugiati interni). Serve ricostruire, pensare ad azioni generative di nuovi rapporti sociali, azioni di convergenza non di polarizzazione. Questi sono i temi toccati nei tavoli di lavoro pomeridiani, si gettano le basi per quello che nella progettazione sociale si chiama engagement: dal dialogo e dall’analisi può iniziare il processo di matching in cui il comune italiano che ha caratteristiche più affini con il comune ucraino, può cominciare a relazionarsi per i lavori preliminari di azioni congiunte e donare una buona pratica

È tutto estremamente stimolante ma manca qualcosa, ancora non riesco a vedere chiara la comunanza di intenti. Sono le 19 circa e mettiamo per la prima volta piede nel centro di Leopoli, la città è bella malinconica e viva: genitori con bambini nel passeggino sfilano tra le eleganti strade, i monumenti impacchettati e i soldati in congedo. Tutto intorno c’è una sorta di entusiasmo per questo tempo sospeso, si respira aria di umanità. Eccolo il terreno Comune, quello che in tarda serata è stato ratificato in uno statement nel quale Nonviolenza attiva, Patti di Azione Nonviolenta, Amministrazione Condivisa e Sussidiarietà, Accoglienza Diffusa, Patti per la Ricostruzione condivisa, Commissione verità e riconciliazione, Percorsi memoriali sono le parole d’ordine.

Sono passati 3 giorni, è mattino e siamo di nuovo a Medyka, stanchi, ma consapevoli di tornare con un bagaglio interiore rinnovato. Mentre entro nell’ufficio di frontiera, lato polacco, guardo le persone che attendono in fila di fianco a me, colpevoli di non avere un passaporto UE e mi viene in mente una frase di Albert Camus che con nuovo entusiasmo faccio mia: “Nel mondo ci sono la bellezza e gli oppressi. Per quanto possa essere difficile, vorrei rimanere fedele ad entrambi”.»