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Oltre ai progettisti e ai manager, la sindaca Rosanna Mazzia ha chiamato animatori di comunità, artisti, comunicatori, creativi e sociologi in un rivoluzionario e inedito atto comunitario: un Festival che celebrasse le “diverse abilità” dei suoi cittadini

di Gabriella Debora Giorgione su VITA NO PROFIT

Tra un bisogno e un sogno c’è di mezzo un progetto. Lo ha capito bene Rosanna Mazzia, sindaca di Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza, che di progetti ne ha messi insieme tanti facendoli diventare uno solo: trasformare un piccolo comune da meta estiva a borgo delle “diverse abilità”.

 

“Spesso le comunità muoiono perché “smettono di crederci”. A Roseto abbiamo voluto dare una svolta, innestando futuro nella comunità”.
Rosanna Mazzia

Con oltre 17 milioni di euro provenienti da diversi bandi vinti ma tutti rispondenti ad un concept unico, Roseto dunque punta a due cose: valorizzare le capacità e le abilità di ciascuno, reinvestendole, e costruire una comunità ad esclusione zero in cui ciascuno senta di avere un ruolo importante nel presente e per il futuro. Come dire, soprattutto ai giovani rosetani: non partite, guardiamo insieme le diverse abilità che abbiamo e mettiamole a sistema, rendiamole valore e capitale.

Oltre ai progettisti e ai manager, figure indispensabili per rendere un progetto attuabile e concreto, la sindaca Mazzia ha chiamato a Roseto anche animatori di comunità, artisti, comunicatori, creativi e sociologi in un rivoluzionario e inedito atto comunitario: un Festival che celebrasse, appunto, le “diverse abilità” dei suoi cittadini.

«Bisognava che la comunità scoprisse e raccontasse a sé stessa e al territorio le proprie energie rigenerative, sia sotto il profilo creativo sia sotto quello produttivo. Dopo una animazione di comunità, una progettazione partecipata, un percorso formativo all’imprenditoria, era necessario che i rosetani conoscessero e ri-conoscessero sé stessi. Spesso le comunità muoiono perché “smettono di crederci”. A Roseto abbiamo voluto dare una svolta, innestando futuro nella comunità», dice la sindaca Mazzia.

“Innesti di futuro”, dunque, è stato il tema del festival di Roseto Capo Spulico: tre giorni in cui ognuno ha aperto la scatola dei ricordi, degli antichi mestieri, della tradizione folkloristica, delle abilità marinare, ma soprattutto lo scrigno delle emozioni e della condivisione.

«Con l’ideazione del Festival abbiamo creato un nuovo modello di evento in cui abbiamo fatto dialogare mondi che normalmente non parlano tra di loro. Abbiamo fatto accadere cortocircuiti tra mondi apparentemente distanti, coinvolgendo anche una forte presenza di realtà giovani creative e culturali – indipendenti. È stato un festival “senza invito”. L’obiettivo, infatti, era spingere i partecipanti a sperimentare e a mettersi in gioco, creando relazioni, apprendendo nuovi saperi e diventando protagonisti del cambiamento per segnare un passo nuovo per Roseto e il suo futuro», spiega Andrea Paoletti, presidente di Netural Coop.

Innesti di Futuro. Paesi che erano, paesi che saranno, questo il titolo completo del festival, deve il proprio successo ad una formula semplice e allo stesso tempo articolata: la progettazione, determinazione e produzione dal basso della struttura del festival. Il borgo medievale di Roseto per quattro giorni è stato sede di “Angoli di futuro”, installazioni che hanno raccontato una visione originale della vita nei paesi e del concetto di diversa abilità, talk, incontri restituzioni al territorio di un percorso di crescita durato mesi.

«Un Paese non è fatto solo di antiche case, luoghi, consolidate tradizioni, cibi tipici. Un paese è la sua comunità, che può e deve rigenerarsi ogni giorno senza mai dimenticare la propria storia. Abbiamo lavorato tanto sulla formazione, mettendo a disposizione strumenti che permettano a chi sceglie di investire su sé stessi e sul territorio», conclude Rosanna Mazzia.

tutte le foto sono state concesse a VITA dall’Ufficio stampa del festival