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Lunedì 23 Maggio, Giornata della legalità, al Caffè dell’Orto di Casa Betania, si è tenuta la presentazione della Relazione Annuale 2021 del Garante Campano delle persone sottoposte a misura restrittiva della libertà personale, Samuele Ciambriello, realizzata in collaborazione con l’Osservatorio Regionale sulla vita detentiva. Ne è seguita una tavola rotonda con interventi molto interessanti, riguardo al mondo carcerario e alle misure alternative alla detenzione, da parte di personaggi di spicco del mondo penale.

Il Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello ha aperto il suo intervento sciorinando i dati che esprimono le criticità degli Istituti detentivi sottoposti ad analisi, le Casa Circondariali di Benevento e Ariano Irpino e l’istituto minorile di Airola: tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, trattamenti sanitari obbligatori e volontari, suicidi commessi. Fenomeni definiti conseguenza dell’assenza o carenza di figure professionali adeguate: medici psichiatrici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, operatori addetti alla riabilitazione.

“Questi incontri devono far riflettere sulla qualità di vita degli istituti di pena e incentivare l’accesso alle misure alternative al carcere, di cui ora beneficiano solo il 25% dei detenuti. Un detenuto che esce dal carcere e nota un’attenzione del Terzo Settore, come ad esempio la struttura che oggi ci ospita, rende anche più sicure le nostre città. È la Costituzione a dirci che, a chi sbaglia, va tolto il diritto alla libertà ma non alla dignità.”

Poi l’intervento di Marilisa Rinaldi, Presidente del Tribunale, che ha posto l’attenzione sul tema del reinserimento sociale, fondamentale per assicurare legalità e rispetto dei diritti dei detenuti.

“La nostra Costituzione dice che la sanzione è sì necessaria ma deve essere pensata in vista di un reinserimento.” Ha aggiunto il Procuratore della Repubblica di Benevento, Aldo Policastro “Entra in gioco un percorso successivo alla pena, in cui si riconosce il danno prodotto e si pone in opera un reinserimento che ripari questa ferita.”

Margherita Di Giglio, Presidente del Tribunale di Sorveglianza dei Minorenni, ha focalizzato il proprio intervento sulla necessità, da parte dei Magistrati di sorveglianza, di attivarsi e mettersi in gioco per rendere concrete le misure alternative alla detenzione, citando poi l’esempio di un ergastolano che ha beneficiato di un regime di semilibertà, arrivando poi a laurearsi. “Le misure alternative devono essere molto più utilizzate, anche e soprattutto per i minori.”

Marisa Bocchino, responsabile dell’ufficio dell’Esecuzione Penale Esterna, ha innanzitutto voluto ringraziare Samuele Ciambriello per aver fortemente voluto l’UEPE all’incontro. La visione dell’immaginario collettivo è di assimilare la pena al carcere, che però in molti casi non risulta essere la risposta ideale. I progetti in misure alternative, che vedono una recidiva del reato più bassa, sono un percorso che può essere modificato in corso d’opera in base ai progressi compiuti.

“Sono tanti i progetti che portiamo avanti in misure alternative, per far sì che questi percorsi non siano finalizzati a sé stessi. Ho conosciuto Angelo Moretti nel 2002 e da allora abbiamo fatto tantissimi progetti insieme. Anche a costo zero: come il progetto per i detenuti domiciliari. Oltre alle misure alternative ci sono le prestazioni di comunità: lavori di pubblica utilità e messe alla prova. Solo nel 2021 abbiamo stipulato 20 convenzioni.

Occorre inoltre iniziare a pensare al lavoro remunerato: i progetti di inclusione sociale e lavorativa sono utili ma deve esserci un seguito. Ed Angelo Moretti ha dimostrato di avere il coraggio di credere nelle persone che hanno usufruito di borse lavoro e tirocini formativi, assumendole. Bisogna investire di più su queste persone anche nel mercato del lavoro.”

A seguire, il Segretario della Camera Penale di Benevento, Nico Salomone, ha posto l’attenzione sull’importanza del reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e sulla necessità da parte della politica di occuparsi con maggior impegno di questo tema.

A concludere l’incontro è stato Angelo Moretti, Presidente della Rete di Economia Civile “Sale della Terra”:

“La location scelta dal garante è inedita proprio perché è un posto vivo: qui dal 2006, dalla prima piantina seminata, sono passate 150 persone in misure alternative alla pena. In pratica, un terzo dell’attuale carcere di Benevento, che conta 450 detenuti, ha scontato la sua pena qui.

Dall’analisi della recidiva è emerso che chi frequenta l’Orto ha una propensione a ripetere il reato molto più bassa rispetto al periodo precedente all’avvio di questi percorsi.
Da questo presupposto è nata l’idea della piattaforma Libertà partecipate, attiva dal 2012 e la cui responsabile è la D.ssa Adele Caporaso: per ogni persona entrata in carcere abbiamo voluto fare squadra ed attivare un case management, ovvero pensare al progetto costruito a misura su quella persona.
Un terzo dei detenuti sono migranti con pene legate a reati minori.
Un altro terzo sono tossicodipendenti. Entrambe categorie di persone in condizioni di marginalità.

Quando è scoppiata la pandemia la prima struttura sociale a scoppiare è stato il carcere, e a seguire le RSA. E non è un caso in quanto sono istituzioni novecentesche che spesso non considerano la complessità di oggi. Dobbiamo fare non progetti sociali di breve durata ma fare investimenti sociali. Posti come l’Orto hanno funzione riabilitativa, tante persone hanno scontato la propria pena, integrandosi in questo luogo e sentendosi utile nella propria funzione anche per 3 anni.

L’investimento sociale deve seguire il detenuto nel periodo di misura alternativa ma anche dopo.”

Il Presidente Moretti ha concluso l’intervento portando l’esempio di una ragazza che ha conosciuto il mondo carcerario in età molto giovane, abituandosi troppo presto a quell’ambiente, e le dinamiche conflittuali all’interno della famiglia, con la conseguente assenza dell’intermediazione del nucleo familiare, ha reso complicato l’avvio di un percorso. Pertanto risulta essere di vitale importanza il lavoro preventivo sulle mediazioni familiari: bisogna fare investimenti sociali sulla resilienza dei nuclei familiari.