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di Francesco Boffa

Luigi Scognamiglio, operatore del Borgo Sociale di Roccabascerana, ha vissuto una storia che rappresenta un esempio lodevole di rivoluzione e ribaltamento della propria vita. Basti pensare che il suo percorso al Borgo comincia da utente con problemi di dipendenze. Una storia che raccoglie in sé tutta la filosofia e la mission di quel nodo di Welfare che è il Borgo Sociale.

Nato e cresciuto a Benevento, ha sempre vissuto con la passione per lo sport, tramandatagli dal padre. Passione riscontrabile dal fatto che a soli nove anni comincia a praticare ciclismo. “Sport atipico per un bambino”, osservo.

“Sì, ancor di più considerando che vengo dal rione libertà dove si gioca quasi esclusivamente a calcio. Sport che ho anche praticato, oltre al rugby, che mi ha trasmesso valori importanti.
Ho poi iniziato questa avventura nel ciclismo, inizialmente per gioco, ma poi è presto evoluta in una cosa più seria. Diventai Juniores per Benevento e mi tolsi belle soddisfazioni che ripagavano un’adolescenza di sacrifici che una disciplina come il ciclismo richiedeva.

Tutto questo fino all’età di 19 anni, età che per tutti gli sport, ma per il ciclismo ancora di più, rappresenta un punto di volta tra passione e professione. Era il momento di decidere se farlo diventare un lavoro o lasciarlo. Influenzato da alcune delusioni, come quando fui escluso da un giro, e dalla situazione familiare che in quel momento era complicata, in quanto fallì il negozio di mio padre e perdemmo la casa di proprietà, decido per la seconda strada, allontanandomi da un mondo a cui tenevo ma per cui avevo rinunciato a tanti momenti di svago.

Ritrovo quindi amici d’infanzia e cercai di recuperare il tempo libero perduto, bruciando le tappe in poco tempo. Di qui, da momenti di divertimento, ci fu un rapido avanzare del consumo di sostanze stupefacenti. Passai letteralmente da un estremo all’altro: da un’adolescenza di privazioni in nome dello sport ad un ritmo sregolato circondato da cattive compagnie.

Così mi ritrovai in brevissimo tempo in un baratro: litigavo continuamente con i miei genitori, raccontavo loro un mare di bugie, ero sempre fuori casa, da cui scappavo per ritornare dopo giorni e, a volte, settimane. Nel 2014 faccio un brutto incidente in cui ho rischiato di finire male.”

Il periodo nero va dai 19 ai 22 anni di Luigi, anni in cui la famiglia si interroga su quale potesse essere la soluzione più adatta per evitare il peggio.

“In quel momento ebbi due fortune: la presenza di genitori apprensivi e l’aiuto di mia zia Onaide, che lavorava in Caritas, la quale mi consigliò di andare a parlare con Angelo Moretti, allora in Caritas anche lui.

Cominciai a fare dei colloqui dove, tra le altre cose, Angelo mi sottoponeva a dei test. Andavo ogni sabato e cercavo di arrivarci “lucido”, rigavo dritto durante la settimana per poi prendermi sabato, domenica e a volte persino il lunedì per uscire e ricominciare a fare uso di sostanze. Dopo un po’ non andai più e quello che mi colpì, una cosa per cui gli devo davvero la mia vita, è che Angelo, non so per quale motivo, non si arrese, cercandomi e chiamandomi costantemente. Quando ero in crisi iniziai a chiamare lui, non i miei genitori, forse perché con lui non avevo quell’imbarazzo, in quel momento ancora buio per me rappresentava una coscienza a cui rivolgermi.

Il 24 dicembre dopo svariati aperitivi prima del cenone sbatto con la macchina sul Guard rail e si presentano i carabinieri a casa di nonna. Dovevo davvero voltare pagina.

Angelo mi parlò di questa struttura di Roccabascerana che poteva fare al mio caso. Inizialmente ero un po’ titubante. Tra tentativi di fughe, litigate con gli operatori e responsabili, il primo periodo è stato parecchio movimentato.

Mi è stato di grandissimo aiuto il fatto che sono stato preso in carico come un figlio e, infatti, con Sabrina Autorino instauro un rapporto stupendo. Così come con Anna Rainone, allora psicologa del Borgo, con cui facevo ogni giorno un colloquio anche se non obbligatorio. Stabilimmo un legame affettivo e sentivo la loro costante attenzione sulla mia presa in carico.”

È proprio durante il periodo “di transizione”, quando si vedevano i primi risultati ma comunque in un contesto di alti e tanti bassi, che Luigi scappa dal Borgo per 3 giorni. A suo dire, il baratro vero, il punto più basso mai toccato, ancor di più di quello già attraversato qualche mese prima, quando credeva di aver toccato il fondo. Ora il fondo stava per essere raschiato e scavato.

“Scappo e mi ritrovo completamente solo. Gli amici sapevano che ero in comunità e mi evitavano. I miei genitori, al culmine di ogni sopportazione, e con il pensiero di salvaguardare mia sorella, mi vietarono di entrare a casa. Dormii 3 giorni per strada, mi svegliavo e vagavo tra la villa, la stazione e le strade di Benevento. Raggiunsi così la consapevolezza di aver toccato il fondo del fondo.”

Paradossalmente è stata una fortuna essere respinto in quel momento. Gli chiedo, infatti, se è lì che si sveglia quella sensazione dentro di sé di provare davvero a risalire.

“Sì, assolutamente, dormire per strada mi ha toccato davvero e mi ha smosso qualcosa dentro. Mi chiedevo come potessi essere arrivato a quel punto. Cominciare per divertirsi e trovarsi a vagare per la città.

Ricordo esattamente la sera in cui mi dissi basta, sono stanco, voglio provare a fare la persona normale, ad inserirmi in società, una cosa che non ho mai fatto perché sono passato dal ciclismo ad una vita senza regole. Non ho mai fatto la vita di un ragazzo normale che va a ballare e si ritira alle tre dopo aver mangiato il cornetto.

Nello stesso periodo arriva Antonio Sauchella al Borgo: lo guardavo e mi ispirava fiducia. Mi iniziai ad aprire da subito e mi ha diede una grandissima mano, perché dopo un mese andiamo in stanza insieme e diventa un fratello maggiore, un confidente. Lui poi da utente diventa operatore e per me inizia ad essere un esempio, un obiettivo.

Nel momento in cui stavo andando nella direzione giusta iniziai a chiedermi, concluso il percorso, che cosa avrei fatto dopo tutto questo tempo trascorso.

Provo il servizio civile ma non venni preso, venne presa la mia attuale ragazza. Con lei mi sentii per la prima volta proprio prima del colloquio del servizio civile, per curiosità e consigli sulle modalità del colloquio.

Dopo un confronto con Anna, acquisita la consapevolezza che la mia strada, il mio mondo, era quello che stavo vivendo, ero fortemente intenzionato a dare una mano alle persone con problemi di dipendenze; volevo restare nell’ambito e decisi di fare un corso da Operatore socio sanitario, per ritrovarmi una cosa che finalmente sentivo mia.

A febbraio 2018 esco dal Borgo, terminato il mio percorso di utente, con un pizzico di paura di uscire da un ambiente familiare ma con la sicurezza che non sarei mai tornato quello di prima. Mentre finivo il corso da OSS lavorai per un periodo in un negozio di elettrodomestici ma capivo sempre di più che il mio percorso, la mia storia, dovevo portarla con me e farne un lavoro.

Inizio a ricostruire la mia vita, acquisto una macchina, rivedo vecchi amici; mi licenzio da quel lavoro che sapevo essere di transizione ed inizio a fare le notti da un utente del Borgo che in quel momento si trovava in ospedale. Iniziai a fare volontariato a Roccabascerana, andavo lì per rivedere il mio gruppo, per rivivere quelle situazioni che mi avevano portato a riprendermi. Chiamai Angelo per chiedergli se con il corso da OSS avrei poi potuto lavorare da qualche parte, non dissi esplicitamente a Roccabascerana anche se sarebbe stato il mio sogno. Non volevo approfittare della richiesta.

Ma fu proprio Angelo a chiedermi se mi piacesse Rocca, io non volevo essere sfacciato ma era davvero la mia aspirazione massima. A novembre 2018, mentre continuavo il mio percorso da volontario in quella struttura che ormai sentivo parte di me, mi chiesero se fossi disponibile a fare un colloquio. A dicembre trascorsi un mese di prova nell’équipe per poi arrivare ad essere contrattualizzato a febbraio.

Quello che ho fatto a Roccabascerana è stato quasi “scaltro”, vedevo tutto, notavo tutto, osservavo gli operatori e cercavo anche di aiutarli percependo che sarebbe stata la mia strada futura.

Io sono stato troppo fortunato per aver avuto una famiglia dietro di me, nel periodo al Borgo ho potuto rivalutare questa cosa pensando a quante volte, al contrario, gli errori dei genitori ricadano sui figli. Sono stato fortunato anche perché grazie a questa base non ho mai perso completamente la testa.”

La rivoluzione di vita si completa del tutto nel periodo di passaggio tra la fine del percorso di utente e quello iniziale di operatore. È qui che Luigi instaura un legame più profondo con Roberta, la sua attuale compagna, andando a convivere, trovando una stabilità ed arrivando a dare alla luce una bellissima bimba soltanto tre settimane fa. Una nascita che rappresenta tutto il cambiamento e la risalita che caratterizza il rinascimento di Luigi.

“Negli occhi di mia figlia rivedo tutta la tortuosa strada percorsa che ha permesso di riappropriarmi della mia vita. Grazie a Banca Etica abbiamo potuto comprare casa e stabilirci a Montesarchio.
Il Borgo Sociale e la Rete Sale della Terra mi hanno consentito di trovare una vita nuova, una compagna, una figlia, oltre a 12 persone -gli attuali utenti del Borgo Sociale- che considero come miei fratelli.

Per questo devo ringraziare Angelo Moretti, mia zia Onaide Marotti, le due Anne, Rainone e Serenelli, e Sabrina Autorino che vedo come la grande mamma pronta ad accoglierti sempre.”

Progetti per il futuro?

“Un giorno vorrei aprire una cooperativa per aiutare specificatamente persone con problemi di dipendenze. Anche quando mi candidai con Civico 22 ci focalizzammo su politiche sulle dipendenze e sui problemi dei ragazzi. Se la mia esperienza può essere d’aiuto per evitare che altre persone ricadano in questi problemi sono felicissimo di dare un consiglio affinché altri non facciano gli stessi stupidi errori. Ora è solo un sogno ma un giorno, con idee più chiare, sarò pronto a definire al meglio questo progetto di vita.

Ora sono arrivato al punto per cui far bene agli altri è un atto, paradossalmente, quasi egoista.

Mi fa bene far del bene agli altri, lo faccio per me e per gli altri. E se essere egoista significa fare del bene, rispetto a prima in cui voleva dire farsi terra bruciata intorno e creare dolore a chi ti vuole bene, se curare gli altri cura te stesso, ben venga essere egoista.”