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L’iniziativa voluta dagli attivisti del Mean arrivati dall’Italia. La diretta con Israele: «Anche noi invochiamo il dialogo». Il vescovo Savino: servono artigiani di fraternità

di Giacomo Gambassi su AVVENIRE

Le sirene antimissile scattano mentre si tiene il «minuto di silenzio per le vittime della guerra». Davanti al santuario di Santa Sofia sono radunati in una settantina: rappresentanti delle diverse Chiese e fedi, esponenti dell’associazionismo e soprattutto il gruppo che dalla Penisola è arrivato fino a Kiev su impulso del Mean, il Movimento europeo di azione nonviolenta. “Pacificatori” che tornano nella capitale sotto le bombe con le loro storie di impegno e speranza, espressione del mondo cattolico (dall’Azione cattolica al Masci), del terzo settore, della società civile. Le bandiere con i colori giallo e azzurro sventolano alle loro spalle, in una delle piazze “simbolo” della metropoli, dove si affaccia il complesso religioso che racconta le radici millenarie di Kiev, il terrore del regime sovietico che avrebbe voluto radere al suolo la Cattedrale e adesso la tragedia dell’invasione voluta dal Cremlino che ha minacciato più volte di bombardare la fortezza della fede con le sue cupole dorate e verdi.

 
La preghiera per la pace in piazza Sofia organizzata a Kiev dagli attivisti italiani del Mean - Piero Vitti-Mean</p>
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Il ronzio degli allarmi, però, non ferma la preghiera per la pace che unisce l’Ucraina, l’Italia e la Terra Santa. Collegate numerose città. E anche Israele dove, dal confine con il Libano, interviene Angelica Edna Calo Livne della fondazione Beresheet LaShalom. È il momento più commovente. La donna cita un versetto del Salmo per chiedere a Dio che sia innalzata «una tenda di pace su tutti noi e sul mondo intero» e che «tutti i conflitti che ci stanno devastando cedano il passo al dialogo». Poi l’invito: «Ognuno di noi ha nel cuore la sola volontà dell’incontro». Infine il «grazie» sussurrato al lato a una strada deserta.

Gli attivisti del Mean alla preghiera per la pace a Kiev - Piero Vitti-Mean</p>
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È il vice-presidente della Cei, Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio che parla di «abbraccio di pace» per «l’Ucraina e la Terra Santa» e porta la vicinanza della Chiesa italiana. «Si stanno riportando indietro le lancette della storia, ai periodi più bui – afferma in diretta video -. Oggi è il tempo di scelte coraggiose e profetiche per attivare percorsi di fraternità». Compito che spetta non soltanto alla diplomazia ma anche a «donne e uomini di buona volontà che, come artigiani, contribuiscano a costruire la pace dal basso». Quindi il monito: «La mancanza di pace testimonia che facciamo prevalere il desiderio di potere, gli interessi egoistici, il peccato comunitario». E il grido: «Diciamo a Putin di fermarsi».

La preghiera per la pace in piazza Sofia organizzata a Kiev dagli attivisti italiani del Mean - Piero Vitti-Mean

Dura oltre un’ora la preghiera all’aperto, nella piazza che ha accolto capi di Stato e di governo in visita a Kiev. A introdurla il portavoce del movimento, Angelo Moretti: «Se non sappiamo come disarmare l’aggressore o se i problemi sono superiori alle nostre capacità, occorre alzare lo sguardo al cielo». Le parole della Bibbia e della liturgia si alternano a quelle di papa Francesco, di Giovanni Paolo II, della scrittrice vittima dell’olocausto Etty Hillesum, di Francesco d’Assisi. A far riecheggiare le intuizioni del santo i frati minori francescani, anche loro nella delegazione del Mean, che consegnano all’Ucraina una croce con la reliquia portata dal luogo delle stimmate del Poverello: il monte della Verna. «La croce – sottolinea fra’ Francesco Zecca – è segno di vicinanza alle sofferenze del popolo ucraino e poi di speranza affinché il male e l’odio possano lasciare il posto al dialogo e alla nonviolenza».

 

I frati francescani alla preghiera per la pace organizzata a Kiev dagli attivisti italiani del Mean - Piero Vitti-Mean</p>
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Il nunzio apostolico a Kiev, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, ricorda che «Dio condanna la guerra». E poi c’è il richiamo a far tacere le armi da parte del rappresentante della locale comunità musulmana che si rivolge a chi lo ascolta in ucraino e arabo. Da Leopoli sono i futuri sacerdoti della Chiesa greco-cattolica e il rettore del Seminario, padre Ihor Boyko, ad animare con i canti la veglia che termina con il “Padre Nostro” in diverse lingue. Nella capitale gli striscioni del Mean ripetono: “Siamo tutti ucraini. Siamo tutti europei”. E oggi da Kiev verrà lanciato l’appello al continente perché si doti di un esercito “altro”: quello dei corpi civili di pace.

Esponenti delle diverse Chiese e fedi alla preghiera per la pace organizzata a Kiev dagli attivisti italiani del Mean - Piero Vitti-Mean</p>
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