di Gabriella Debora Giorgione 

Musah Awudu è il Coordinatore dei Mediatori della nostra Rete. Da Accra, capitale del Ghana, arriva in Italia nel 2004: «Sono un migrante economico – dice – avevo un visto, non sono stato “costretto” a lasciare il mio paese per persecuzioni o guerre, ma le condizioni economiche e di vita del mio paese, mi hanno “costretto” lo stesso, ad emigrare».

Musah i primi anni vive a Napoli, stagionale nei campi di raccolta dei pomodori, venticinque-trenta euro al giorno: tutto “regolare” quando sei “consenziente” (come dice Musah) ed hai voglia di lavorare. Dopo qualche anno forse ti accorgi che sei stato sfruttato e anche se sei in Italia parti dal sud per cercare lavoro ancora più a nord.

Passano due anni e Musah lascia Napoli, destinazione prima in Veneto e poi in Lombardia, un cugino gli racconta che “nelle fabbriche” c’è tanto lavoro. In Veneto confeziona scarpe, poi in Lombardia trova lavoro in un internet-point: «Sono stato contento perché lì sono riuscito a conoscere tanti stranieri che come me vivevano in Italia e scambiavo molte opinioni, mi arricchiva conoscere le loro esperienze», dice Musah.

Il pensiero, però, era sempre a Napoli, appena poteva tornava lì anche solo per qualche giorno: «Perché il Sud ci richiama sempre e perché Napoli è come me: anarchica, ordinata, bella e cattiva allo stesso tempo. Quello che sei a via Posillipo non è quello che ti capita di essere ai Quartieri spagnoli, dipende con chi hai a che fare, se con una persona più posata o con una più vivace», ammette Musah, che precisa: «Inizialmente io ero molto “quartiere spagnolo vivace”, ma adesso il lavoro che sto facendo con Sale della Terra mi porta ad essere via Posillipo, Mergellina, Vomero, quindi più posato. Se qui volessi essere quartiere spagnolo non andrei da nessuna parte, sarebbe molto difficile per il ruolo di “esempio” che ho nei confronti degli altri e quindi ho imparato a controllare il temperamento. Io sono proprio nato anarchico, non sopporto quando mi si impone una cosa. Però oggi ho imparato a mediare tra carattere e necessità di stare in relazione con gli altri, una volta ho perso un lavoro molto importante in una ONG proprio per questo».

A Benevento arriva nel 2012, Musah ogni tanto faceva volontariato in Caritas. Siamo al 2014, arriva la chiamata di Angelo Moretti con il quale si conoscevano da tempo: in Caritas c’era bisogno di un mediatore perché stava nascendo il primo Sprar a Roccabascerana e Moretti punta su di lui con l’approvazione di don Sergio Rossetti, Direttore Migrantes della Diocesi, e di don Nicola De Blasio, Direttore della Caritas diocesana.

«A Roccabascerana mi sono sentito accolto – dice Musah con un tono di voce più intenso – mi è sembrato come un sogno, come quando qualcuno ti dice “ti regalo una villa”, dopo il colloquio con Angelo avevo la certezza di avere la fiducia e l’affetto del “capo” e quindi ho lavorato tantissimo per non deluderlo. Oggi sono cambiato e provo una soddisfazione davvero grande, ho imparato molto da lui, dalla sua capacità di essere sempre calmo, anche se l’ho visto combattere al nostro fianco quando c’è stato bisogno di lottare su problemi importanti che all’inizio avevamo».

Oggi Musah coordina i mediatori culturali della Rete “Sale della Terra” e se gli chiedi quali siano il valore e l’impegno del suo lavoro ti risponde che «Chi lavora nel sociale e soprattutto nell’accoglienza della migrazione deve essere innanzitutto preparato e deve studiare tanto e poi deve essere curioso di imparare la cultura delle persone che arrivano perché ignoranza e chiusura sono ostacoli dell’integrazione».

Appassionato di logica e buon senso, oggi Musah ha due sogni: avere due case, una qui a Benevento ed una in Ghana, e fondare un Nodo “Sale della Terra” in Ghana.

Indiscrezioni rivelano che ad Accra stanno già rivedendo la toponomastica: cercano la strada più bella per rinominarla “via Posillipo spagnola-Musah”, dove avrà sede “Sale della Terra Ghana”, Presidente Musah Awudu.