di Redazione su VITA

La provocazione è stata lanciata dal vicepresidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato che in un saggio ha scritto: «È tempo che il Terzo settore la smetta di lamentarsi della mediocrità del ceto politico e dica “Tocca a noi”». Una riflessione rilanciata da “7-Corriere della sera e ripresa da Vita.it. Il prossimo 4 marzo con Amato ne dibatteranno, Dario Di Vico, Antonio Gaudioso, Claudia Fiaschi, Luigi Bobba, Elena Ostanel e Angelo Moretti

«Le democrazie si reggono se ed in quanto ci si affida in primo luogo a se stessi, alla propria disponibilità ad essere cittadini attivi, a concorrere comunque al miglior esercizio delle funzioni pubbliche. Esse non offrono appagamenti, offrono spazi, opportunità, percorsi che dobbiamo fare. E se pochi occupano gli spazi, raccolgono le opportunità, si cimentano nei percorsi, la democrazia non sarà più sé stessa», così ragiona il Vicepresidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, una lunga carriera politica alle spalle. Lo fa sulla rivista della Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilum” in forma di saggio e, in breve, su 7 il settimanale del Corriere della sera in un dialogo con Dario Di Vico.

Per il futuro delle nostre democrazie in crisi, continua Amato: «Ciò che conta è che questa partecipazione ci sia e che ci sia come attenzione alla cosa pubblica esercitata – sia chiaro – nelle forme più diverse, non necessariamente in quelle proprie della politica o delle funzioni pubbliche, ma anche attraverso la vita associativa. La democrazia non c’è senza coesione sociale».

E ne conclude «Oggi il problema è fornire classi dirigenti politiche a un Paese che non ha più serbatoi da cui attingere. Nel volontariato, invece, ci sono milioni di persone che si occupano quotidianamente dell’interesse collettivo. E allora è tempo che il Terzo settore la smetta di lamentarsi della mediocrità del ceto politico e dica “Tocca a noi”».

Un invito che l’edtorialista de Il Corriere della sera Dario Di Vico rilancia così: “Il Paese sta prendendo coscienza di non avere ricambio della classe politica e nel frattempo i vecchi serbatoi hanno finito l’acqua. Associazioni e sindacati assomigliano ad altrettanti musei delle cere, hanno smarrito il senso della loro azione e molto del loro tempo è speso nella cura non degli altri ma dei riti interni”.

Se è vero che il Terzo settore è ambito che in cui viene coltivata la responsabilità e la fiducia verso l’altro e nell’azione comune che sono ingredienti essenziali per spingere una società verso obiettivi comuni mantenendo ferme le garanzie e i diritti di chi non ne fa parte, bisognerebbe, seguendo l’invito di Amato, rivolgersi al Terzo settore in maniera diversa da quella con cui sino a qui la politica ha guardato e usato dei leader del Terzo settore considerato come una riserva di bravi ragazzi non usurati dal potere e tendenzialmente “puliti” e come riserva di competenze esclusivamente sociali. Il metodo è stato quello della cooptazione e sussunzione di leader che non ha mai quasi prodotti risultati felici né per il Paese né per il Terzo settore.

Occorre davvero un capovolgimento culturale. Occorre he la politica capisca che il Terzo settore e la pluralità di forme dell’economia sociale e civile sono il motore primo di uno sviluppo che si voglia sostenibile e inclusivo. Occorre che la politica infine capisca che i milioni di cittadini impegnati nel Terzo settore (6 milioni di volontari e 1 milione di occupati) sono un giacimento necessario a cucire un tessuto sociale più coeso e capace di immaginare il futuro.

occorre che la politica, che infine pare abbia capito che la complessità dei fenomeni con cui abbiamo a che fare richiede competenza invece dell’insipienza, non guardi al Terzo settore neppure come lobby o corporazione. Ovviamente è importante che anche il Terzo settore non si concepisca così.

Ci deve essere una luce in fondo al tunnel della disgregazione anche politica dovuta all’individualismo ed è la cultura della cittadinanza attiva, della solidarietà e della responsabilità, che sola può tessere una coesione finalizzata al futuro capace di prevalere sulle opposte ostilità distruttive.

Scrive Amato: «È questa, allora, la sfida che il terzo settore dovrebbe accettare: caricare su di sé responsabilità anche politiche, per reincludere la politica nei circuiti virtuosi che esso tiene vivi, tenendo vivi così anche in essa l’impegno solidale, la responsabilità verso l’altro, la fiducia nell’altro e nell’azione comune».

Parliamone, ma la politica, quella dei partiti, sarà disposta a cedere pezzi di sovranità rinunciando alle logiche di un neo-collateralismo o ancor peggio clientelari?

Con il vicepresidente della Corte costituzionale Giuliano Amato e l’editorialista del Corriere della sera, Dario Di Vico, ne discuteranno Elena Ostanel, Consigliera regionale del movimento civico Il Veneto che vogliamo, Angelo Moretti, presidente della Rete di Economia civile “Consorzio Sale della Terra”, Luigi Bobba, presidente di Terzjus, Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva e Claudia Fiaschi portavoce del Forum del Terzo settore.

► Quando: Giovedì 4 marzo alle ore 17,30

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